Archivio Mensile: Febbraio 2026

Napoli, al Bellini, tensioni e riconciliazioni nella commedia “Sabato, domenica e lunedì”, diretto da Luca De Fusco

Views: 39

foto di Ersilia Marano

Sabato, domenica e lunedì è uno dei testi in cui la maturità di Eduardo De Filippo si manifesta con maggiore nitidezza. Scritto nel 1959, quando l’autore aveva quasi la stessa età del suo protagonista Peppino Priore, il dramma borghese diventa strumento di indagine sull’equilibrio familiare, sui suoi rituali e sulle sue incrinature invisibili. In scena al Teatro Bellini di Napoli, dal 24 febbraio all’8 marzo 2026 nella regia di Luca De Fusco, il testo si rivela per quello che è, una partitura ferrea in cui nulla è casuale e ogni gesto quotidiano contiene una tensione latente.

Eduardo ha già superato la stagione delle maschere e dell’improvvisazione. La scrittura è rigorosa, calibrata, costruita su dialoghi che funzionano come movimenti musicali. La divisione in tre atti, sabato, domenica, lunedì, non è soltanto temporale ma emotiva, preparazione, deflagrazione, ricomposizione. L’intera architettura ruota attorno al rito del ragù domenicale, vero centro simbolico dell’opera. Non è solo una pietanza, ma un atto identitario, una liturgia domestica che tiene insieme figli, parenti, ospiti. Il ragù è la continuità, la tradizione, la prova concreta di un amore che si manifesta attraverso la cura.

Quando il sospetto di Peppino prende forma, non nasce da un fatto, ma da una proiezione. Il vicino Ianniello diventa il contenitore di un’insicurezza che Peppino non sa nominare. Eduardo mette in scena un meccanismo psicologico modernissimo, il vuoto della comunicazione si riempie di fantasie e le fantasie diventano verità interiori. Il sabato è il tempo del silenzio carico di tensione, la domenica è il momento in cui quel silenzio esplode davanti alla tavola imbandita.

La scena dei piatti che si passano, in una sorta di coreografia rituale, è una delle immagini più potenti di questo allestimento. Quel gesto circolare racconta la natura della famiglia come organismo fondato su abitudini condivise. Quando Peppino accusa pubblicamente Rosa, il rito si interrompe e il ragù resta nei piatti, caldo e intatto. Il vuoto diventa visibile. Non è solo il cibo a non essere consumato, ma la fiducia a rimanere sospesa.

Il cuore della commedia è il terzo atto. Rimasti soli, Rosa e Peppino non discutono un tradimento inesistente, ma la trasformazione silenziosa del loro rapporto. Peppino si è sentito progressivamente marginale, non più destinatario di quei piccoli gesti che per lui significavano amore. Rosa si è sentita ridotta a funzione, non più riconosciuta nella propria identità. Ognuno ha reagito a un’immagine dell’altro costruita nella propria mente. È qui che Eduardo tocca un nodo profondamente contemporaneo, la distanza tra realtà e percezione, tra ciò che si vive e ciò che si interpreta.

La riconciliazione non è un lieto fine consolatorio, ma un riequilibrio consapevole. La famiglia Priore, larga ed eterogenea, attraversa la frattura senza dissolversi. I figli, con le loro tensioni e aspirazioni, la zia Memé, il nonno da proteggere, compongono un intreccio che restituisce la famiglia come spazio di conflitto e insieme di protezione. Non c’è idealizzazione, ma una presa d’atto, l’equilibrio non è dato, è continuamente negoziato.

La regia di Luca De Fusco affronta il testo con una scelta netta di sobrietà. Nessuna sovrastruttura, nessuna forzatura interpretativa, ma un ascolto rigoroso della scrittura eduardiana. L’impianto scenico di Marta Crisolini Malatesta restituisce un interno borghese credibile e simbolicamente aperto, mentre le luci di Gigi Saccomandi modulano con discrezione le tensioni emotive. Tutto converge verso la centralità della parola e dell’attore.

Teresa Saponangelo costruisce una Rosa intensa e controllata, capace di attraversare la crisi senza scadere nell’eccesso. La sua fragilità è una ferita nella dignità prima ancora che nel sentimento. Claudio Di Palma offre un Peppino contratto, irrigidito da un’insicurezza che si traduce in sospetto. Il loro confronto nel terzo atto è il momento di maggiore densità, un duello di pause e sguardi in cui il non detto pesa quanto le parole pronunciate.

A oltre sessant’anni dalla sua nascita, Sabato, domenica e lunedì continua a interrogare il pubblico non su un evento straordinario, ma su ciò che accade quando l’abitudine sostituisce l’attenzione e il gesto d’amore diventa invisibile. È forse questa la domanda che lo spettacolo lascia sospesa: quanto delle nostre relazioni si regge su gesti che diamo per scontati? E cosa accade quando smettiamo di riconoscerne il valore? In quel vuoto, Eduardo continua a parlarci con una lucidità che non appartiene al passato, ma al presente.

Ersilia Marano

SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ
commedia in tre atti di Eduardo De Filippo

regia Luca De Fusco

con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma
e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli 

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
aiuto regia Lucia Rocco
foto di Tommaso Le Pera

produzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura

Castellammare di Stabia, al Teatro Karol, doppio appuntamento tra cultura e impegno civile

Views: 11 Famiglie imperfette e memoria operaia:doppio appuntamento al Teatro Karol tra letteratura e impegno civilegiovedì 19 febbraio ore 18:30Luca Trapanese ospite di PLATEALMENTE. Dal libro alla scenaingresso libero fino ad esaurimento posti venerdì 20 febbraio ore 20:30MARE DI RUGGINE. … Per saperne di più