Arte e Cultura

“Infernvm”, la musica nel Viaggio Dantesco di Claver Gold e Murubutu

Nel mezzo del cammin di nostra quarantena, il 31 marzo Claver Gold e Murubutu hanno pubblicato il nuovo concept album “INFERNVM”. Come un Dante e Virgilio dei nostri giorni, l’album ripercorre la prima parte del viaggio letterario più famoso della storia. La prima cantica diventa spunto di metafore e analogie sulla contemporaneità, grazie a personaggi e atmosfere suggestive. L’album è stato anticipato il 25 marzo dal singolo “Paolo e Francesca”, in occasione del Dantedì, giorno simbolo che segna l’inizio del viaggio Dantesco con l’ingresso nella Selva Oscura.

Claver Gold e Murubutu confermano il sodalizio artistico e iniziano il tetro viaggio accompagnati dagli ospiti Giuliano Palma (in “Paolo e Francesca”) e Davide Shorty (in “Antinferno”) con i beats di Squarta, Xxx-Fila, Kd-One, Dj Fastcut, il Tenente, James Logan, Dj West, Dj Sid, Kuma.

Entrambi gli artisti sono lontani dalla scena rap attuale, dando una particolare attenzione ai contenuti dei loro testi. Se Clever Gold si concentra sulla propria interiorità e traspone in maniera autentica la sua persona; Murubutu unisce alla sua penna, la formazione letteraria da professore di filosofia e storia. I brani firmati sono dei veri e propri racconti di contemporaneità che nel caso di “INFERNVM”, vengono sapientemente legati alle più famose terzine dantesche.

Ed ecco verso di noi venir per nave, il viaggio nei meandri dell’inferno, parte dalla “Selva Oscura”. Con la partecipazione di Vincenzo di Bonaventura, diverse sono le terzine celebri che si alternano nel luogo simbolico in cui Dante si smarrisce all’inizio del poema. La voce di Davide Shorty apre le porte dell’ Antiferno, in cui le anime degli ignavi corrono dietro un’insegna priva di significato, punti da vespe e mosconi. File d’anime in fila che da vivi non decisero, vengono traghettate dal demoniaco “Caronte”. Paragonato alla piaga dell’eroina anch’essa traghettatrice di anime nel viaggio verso l’aldilà, il vecchio con gli occhi di brace traghetta le anime dannate sulla sua barca e col remo percuote la folla. Ma a giudicarli sarà “Minosse”, il re e legislatore di Creta, giudice dei dannati che indica loro a quale Cerchio sono destinati. Ma essendo tutti peccatori, ci si chiede quale sarà la nostra pena a seguito della confessione e qua tante spire quanti i cerchi scelti da Minosse. Magari per aver tanto amato, ci si ritrova in un cerchio dell’Inferno dentro un vento eterno a fluttuare tra i lussuriosi dove “Paolo e Francesca” sono stati rilegati. Persi dentro un cielo eterno, Giuliano Palma aiuta nella narrazione della tragica storia d’amore nata dall’adulterio e fonte di riflessione sull’amore fra due anime affini. Diversa è la riflessione posta da “Pier”, dove negli alberi di una selva è custodita l’anima del suicida Pier della Vigna. Considerato un traditore e colpevolizzato per ogni suo gesto, compreso il suicidio, Pier è sempre solo contro loro. Di qui il rapporto con le tante anime a cui non viene chiesto mai “come stai?”, lasciate sole a cercare quel coraggio per volare via.

Saranno costretti a nuotare dentro ad un mare di pece bollente, le anime dannate dai “Malabranche”. I demoni alati, armati di rabbia ed uncini, si occupano della punizione dei barattieri: tra le figure più attuali, sono coloro che con l’abuso di potere, approfittano della carica pubblica per arricchirsi. Un peccato di certo maggiore a quello d’“Ulisse” colui che volle portare al limite il sapere in terre senza gente. Anziché tornare ad Itaca, il desiderio di conoscenza lo portarono ad addentrarsi nelle fortunate acque che sfidò fino all’ultima triste tempesta, dove incontrò la morte. Sogni distrutti e negati, come quelli di “Taide”. Figura minore nel mondo dantesco colpevolizzata per l’adulazione a causa di un fraintendimento, è qui resa attuale perché stanca di sentirsi così: incapace di amare, la Taide narrata è sola a lottare con gli spettri di se stessa.

Ma nel viaggio verso il centro del Cocito, dove sono puniti i traditori, è “Lucifero” a chiudere lo spettrale cammino. L’angelo più bello del paradiso fu gettato al centro dell’oscurità, giù verso l’abisso, nelle sembianze di una creatura orribile con tre facce su una sola testa, a divorare i corpi di Bruto, Cassio e Giuda. Il serafino sfidò il cielo e la ribellione fu la causa del suo peccato; il tradimento, il marchio eterno che gli privò per sempre di rivedere il “Chiaro Mondo”.

 

Calato nel vivo del mondo degli Inferi, il passaggio tra i brani dell’album è come quello dei capitoli di un libro. I due rapper viaggiatori si sono insinuati in storie antiche, parte della nostra cultura letteraria, mostrandone l’estrema attualità. Le musiche accompagnano la narrazione di uno storytelling lineare, ricco di citazioni dantesche e riferimenti alla modernità.

Claver Gold e Murubutu con “INFERNVM” ci danno la conferma di quanto la retorica musicale sia versatile e che non c’è bisogna necessariamente di cadere in cliché per far musica. Personaggi del passato già ripescati dal sommo poeta e attualizzati nella sua Commedia, vengono nuovamente risvegliati dal sound dei due rapper che, speriamo, possano guidarci nei prossimi progetti musicali nel Purgatorio fino al Paradiso.

Roberta Fusco

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