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Napoli piange Diego Armando Maradona: mito unico e incomparabile

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foto di Roberta Goglia

“’Na finta ‘e Maradona scioglie ‘o sanghe din’t ‘ e vene… e chest’è!” (da “Così parlò Bellavista”)

Già, proprio così: chest’è, chest’è stato e chest’ sarrà!

Ci ha lasciato Diego Armando Maradona, pibe de oro, “mano de Dios”, che io definirei “eroe di due mondi”, lontani, vicini, assonanti e accomunati da destini simili, Argentina e Napoli.

Il mondo intero lo piange. Ha lasciato segni indelebili ovunque: Buenos Aires, Barcellona, Siviglia e Napoli…

E Napoli è a lutto, piange il suo eroe, la leggenda vivente, “il più grande campione del mondo”. Piange il suo capitano con quel numero dieci che ha fatto vibrare cuori, anime con una bravura che aveva ingredienti in più di un normale talento. Sul campo correva una passione forte e unica, carica di energia, voglia di vivere, desiderio di riscatto, amore, pathos, resilienza. Piange colui che più l’ha inorgoglita realizzando sogni, desideri. Piange quel mito che ha donato emozioni, momenti, gioie indelebili.

Tra luci ed ombre, la vita della “mano De Dio” è stata intensa, spericolata, sanguigna, variegata, ricca, generosa, all’insegna degli eccessi e senza risparmio nel bene e nel male.

Non se n’è andato solo un campione dello sport, con lui se n’è andato un mito, il calcio nella sua bellezza, un uomo che, come l’ossimoro della poesia dell’esistenza, ne incarnava tutte le contraddizioni: forza e vulnerabilità, ingenuità e determinazione, grandezza e semplicità, dolcezza e grinta, correttezza e trasgressione, genio e sregolatezza, carisma e umiltà, precisione e imprevedibilità, provocazione e moderazione.

La sua simpatia, il suo magnetismo, la sua spontaneità disinibita e talvolta disarmante caratterizzavano una personalità dalle molteplici sfaccettature che lo rendevano speciale. Rappresentava la speranza di riscossa e rivalsa per il suo pueblo e per quello degli angoli più miseri della città partenopea da lui tanto amata.

Proprio ciò lo ha sempre avvicinato a tutti ed è stato amato, considerato un fratello, un padre, un amico, l’icona di una pagina importante della storia del calcio napoletano, argentino, mondiale.

Ha fatto dell’imperfezione la perfezione…Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza” (Darwin Pastorin).

La sua carriera è sfavillante, ricca, piena di soddisfazioni: Dai campionati nazionali alle competizioni internazionali, dai palmares con la nazionale a quelli individuali, per non parlare di gol impensabili e memorabili che fanno parte della storia del calcio.

L’elenco è interminabile, ma per la gioia che stampò nei cuori delle sue città si possono ricordare le vittorie degli scudetti del Napoli nei campionati 1986/87 e 1989/90, la Coppa Italia del Napoli 1986/87, la Supercoppa italiana del Napoli nel 1980, la Coppa Uefa del Napoli 1988/89, il Campionato Mondiale in Messico nel 1986, calciatore dell’anno, in diverse edizioni il Pallone d’Oro e Capocannoniere. Nel 1993 dalla AFA fu eletto come il miglior calciatore argentino di tutti i tempi.

Indiscutibilmente fuoriclasse, con la sua maestria artistica e creativa, perché tale era, è riuscito a colorare di azzurro interi quartieri e piazze, unendo migliaia e migliaia di persone in un solo corpo e una sola anima, un tutt’uno di voci, canti, lacrime, esultanze. A quanti bambini, oggi adulti, è stato dato il suo nome come segno di gratitudine e stima.

Si è fatto portavoce di cause importanti: ha difeso la rivoluzione cubana, quella Venezuelana, ha preso posizioni politiche senza temere ritorsioni vedi le battaglie anti Bush. Il tatuaggio di Che Guevara spiccava sul suo braccio, così come quello di Fidel Castro sulla gamba.

È stato l’eroe degli ultimi, un’icona di speranza e solidarietà. Anche nei momenti bui, tra cadute e risalite, non ha mai perso la sua grandezza d’animo.

Le critiche non sono mancate e non mancano. Le invidie, i moralismi, la voglia di mettersi in mostra con provocazioni sterili non mancano, fanno parte dei giochi della vita e più si è esposti e grandi più si corre il rischio di essere bersagliati. Ma lui, anche se qualche volta con l’amaro in bocca, è sempre stato a testa alta, con al seguito milioni di fan che hanno creduto in lui fino all’ultimo e che ora lo piangono uniti ovunque.

In Argentina sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale, a Napoli quello cittadino e il sindaco De Magistris nel ricordare il grande calciatore con queste parole:

 Il più immenso calciatore di tutti i tempi. Diego ha fatto sognare il nostro popolo, ha riscattato Napoli con la sua genialità, ci ha reso protagonisti di un’era calcistica Nel 2017 lo abbiamo reso nostro cittadino onorario, ma non perché fosse necessario, visto il legame viscerale con la nostra città, ma perché era un atto dovuto. Diego, napoletano e argentino, ci hai donato gioia e lacrime di felicità! Napoli ti ama, Napoli ti piangerà per sempre” ha promesso che sarà dedicato a lui lo stadio San Paolo, illuminato e meta ieri di un vero e proprio pellegrinaggio.

Ora ha raggiunto i suoi amati Massimo Troisi e Pino Daniele. Il cielo è ancora più azzurro. Contemporaneamente ha raggiunto George Best e Fidel Castro volati in cielo anche loro il 25 novembre… sarà un caso?

Buon viaggio Diego e proteggi le tue città, ne hanno bisogno ora che si sentono più sole senza di te.

 

Daniela vellani

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