Musica e Spettacolo

Aversa, al d’Aponte, Claudia Crabuzza dedica alla forza delle donne il suo concerto

foto di Giuseppe Panza

[…] I tu que no me deixes, me despertes, me consoles

Me dónes foc i vent, me portes roses

I jo sempre cercant un poc més de sol

Un lloc sense fred i sense por

Me n’estic com un soldat

Però no hi ha ningú que me fa guerra.

 

 “E tu che non mi lasci, mi svegli, mi consoli/ mi dai fuoco e vento, mi porti rose/ e io sempre a cercare un po’ più di sole/ un posto senza freddo e senza paura Me ne sto come un soldato/ però non c’è nessuno che mi fa guerra”

 Sono alcuni versi di “Com un soldat”, title track dell’album di Claudia Crabuzza vincitore nel 2016 della Targa Tenco per il miglior disco in dialetto e lingue minoritarie. Crabuzza, cantautrice sarda di finissimo talento, si è esibita all’ Auditorium Bianca d’Aponte di Aversa affascinando il pubblico con i suoi brani, tra i quali “Nina nana mara mia”, omaggio alla “Ninna nanna alla mia mamma” composta da Bianca d’Aponte. All’ascolto risulta subito evidente che i testi di Claudia siano composti in una lingua dal suono arcaico, che stride e allo stesso tempo riesce ad essere musicale. E’ il catalano di Alghero, riconosciuto dal 1999 come “lingua minoritaria”, quella che Claudia definisce “la mia lingua”. E sulla scia di questa lingua che sa di terra, importata in Sardegna nel 1372 dai conquistatori aragonesi, Claudia Crabuzza trasporta il pubblico in una dimensione sentimentale ancestrale.

Le canzoni di Com un soldat sono impregnate di energia femminile: è costante la presenza di donne forti e ispiratrici come la Frida Kahlo de “L’altra Frida” o la cantautrice Lhasa de Sela e ancora la madre della poesia cilena Violeta Parra e la stessa Bianca d’Aponte, cantautrice scomparsa prematuramente a 23 anni. Tutto, dai riferimenti alla potenza generatrice della terra fino alla forza combattiva del soldato, rimanda ad un universo femminile legato al potere creativo e rigenerativo. Crabuzza canta quel potere delle donne che è capacità di creare la vita ma anche di creare le idee, le parole, la musica. E’ una forma di resistenza che traspare nel suo cantare appassionato, a tratti ruvido. Tra i suoi brani più belli ci sono anche tre canzoni, una per ciascun figlio, dedicate all’unicità di ognuno dei tre.

Una voce nuda accompagnata dalla sola chitarra capace di trasportare in un mondo antico, fatto di riti alla terra e celebrazioni della vita. Una dimensione intima nella quale chiunque può accomodarsi. Ma Claudia Crabuzza è anche capace di raccontare la contaminazione tra culture, unire mondi completamente diversi su un unico filo, quello della lotta eterna dell’ essere donna ed essere soldato.

 

Silvia Barbato

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