Intervista a Rosalia Catapano, medico patologo e scrittice

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Intervista a Rosalia Catapano

Patologo Clinico, scrittrice, organizzatrice e presentatrice di eventi, esperta di scrittura creativa e autobiografica, appassionata di musica, arte, cinema e astrologia: in poche parole, una personalità brillantemente poliedrica.

Rosalia Catapano, è nata e vive a Napoli.

La sua attività di narratrice prende avvio con la scrittura di racconti, pubblicati in antologie, riviste letterarie e quotidiani.

Esordisce nel 2011 con Direzioni immaginarie (Boopen Led), opera da cui prenderà il nome la collana di Homo Scrivens nella quale confluiranno diverse sue pubblicazioni. 

Nel 2012 collabora alla stesura dell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti (Homo Scrivens).

Solo Nina, suo primo romanzo, pubblicato da Homo Scrivens nel 2012, ottiene numerosi consensi di pubblico e critica ed è ristampato più volte.

Nel 2013 esce Tutto andrà nel migliore dei modi, da cui viene tratto l’omonimo spettacolo teatrale. Ritornano qui la famiglia Ortega, la vulcanica Blanca e un giovanissimo Raùl. Ambientato tra Napoli, Barcellona e Anacapri, è il prequel di Solo Nina.

Nel 2016 con Homo Scrivens pubblica Spazi inclusi, in cui l’autrice, con ironia, “racconta e si racconta in un piccolo universo di personaggi… rinnovando la benefica arte di sorridere di noi stessi”.

Di tutt’altro genere è La Nonna è mobile del 2020, un divertente manuale dedicato ai nonni di oggi e a coloro che stanno per diventarlo. 

Nel 2023 torna al romanzo con Lady Madonna. Ambientato a Barcellona, con aperture su New York, Milano, Cile, Grecia e Argentina, il racconto si sviluppa su più piani temporali, intrecciando azioni, amori e vite intense di diversi protagonisti, con una forte attenzione agli aspetti introspettivi e psicologici.

Rosalia Catapano, benvenuta a Differentemente!

 Grazie Daniela, sono felice di questa chiacchierata.

Da patologo clinico presso l’Ospedale Santobono di Napoli a scrittrice, organizzatrice e presentatrice di eventi: sei una donna che non solo coltiva diversi interessi, ma li condivide attivamente con gli altri…

 Sì. In effetti è così, e non sono nemmeno certa che questo sia una cosa solo positiva. La curiosità verso il mondo, le persone, tutte le forme di arte certamente arricchisce, ma allo stesso tempo si corre il rischio di disperdere energie. Potremmo dire che essere monomaniacali ha molti vantaggi, probabilmente i grandi geni lo sono stati; bene io sono proprio l’opposto. La curiosità e il piacere nel coltivare molti interessi anche differenti gli uni dagli altri l’ho ereditata da mia madre. In questo siamo state molto simili. Per quanto riguarda la condivisione quella è un’altra mia caratteristica. Io sono stata anche da bambina estroversa e se posso dirlo generosa. Quando un amichetto veniva a casa mia se ne andava sempre con qualche piccolo gioco che gli regalavo. Una volta una mamma si offese e tornò indietro a restituire il mio regalo, fu molto imbarazzante, ma non ho cambiato il mio modo di essere.

Quanto la tua esperienza di medico ha inciso nelle attività legate al mondo editoriale?

 Il lavoro di laboratorio che ho praticato per tutta la vita è un lavoro di squadra. Sono sempre stata abituata a lavorare in gruppo, spesso nel ruolo di leader ma non sempre. E poi sono abituata a lavorare tanto, anche di sabato e domenica e il mondo della scrittura e dell’editoria richiedono tanto impegno e tanta dedizione, al contempo consentono un respiro ampio sul mondo, sul pensiero umano, sui sentimenti, tutti elementi importanti per la mia vita che il lavoro mi proponeva solo a tratti.

Da diversi anni collabori attivamente con la Casa Editrice napoletana Homo Scrivens, con cui hai pubblicato numerosi libri. Come e quando è nato questo sodalizio così proficuo, che ti vede anche impegnata nella conduzione di incontri culturali, eventi musicali e corsi di scrittura?

Questa è una lunga storia che nasce all’inizio degli anni 2000. Allora con alcuni altri aspiranti scrittori tra cui la mia amica storica Licia Vetere, anch’essa eccellente scrittrice, ci incontravamo a Lontano da dove, un caffè letterario nei pressi di piazza Dante, creato dalla passione per la letteratura e la condivisione da un altro mio amico storico, Pippo Cannata. Ci incontravamo il martedì sera per leggere i nostri racconti, commentarli, riflettere sulla nostra scrittura. Una sera arrivò quasi per caso Aldo Putignano, allora giovane scrittore e ricercatore universitario. Io capii subito che era una persona speciale. Lì iniziò la bellissima avventura del suo laboratorio di scrittura la Bottega della scrittura, che ben presto si trasferì presso l’associazione Humaniter e lì ebbe inizio la nostra amicizia. Questo sodalizio dura da allora.  Homo Scrivens è la mia seconda casa, non solo una casa editrice, e gli eventi che propongo insieme ad un’altra amica preziosa, Chiara Tortorelli, sono in perfetta assonanza con le idee che Aldo Putignano porta avanti come editore, scrittore e docente di scrittura: la letteratura che si connette con le altre arti, la passione, il desiderio di condividere pensieri e progetti… con un pizzico di ironia.

Il tuo primo romanzo, Solo Nina, ha riscosso, e continua a riscuotere, successo. Nei protagonisti ci si identifica facilmente e il lettore viene catturato fin dalle prime pagine.

 Il primo romanzo è come il primo amore: non si scorda mai. Fino alla stesura di quest’opera, fino al 2010 più o meno, ero convinta che il racconto fosse il mio destino. Scrivevo e scrivo ancora racconti che vengono considerati ben fatti, alcuni addirittura ottimi, ma sembrava proprio che il romanzo non facesse per me. Poi la scintilla. Un episodio minimo accaduto a mia figlia, di cui mi sarei dimenticata da un pezzo se non fosse stato così determinante per il mio percorso artistico, ha cambiato tutto e la storia ha preso forma. Forse il lettore viene catturato come io stessa sono stata catturata dalla storia che andavo creando. E poi i personaggi nascono da una lunga riflessione, sono stati costruiti con amore, con un profondo interesse per le vite possibili che personaggi immaginari possono avere, con profondo rispetto per loro e per i lettori. Lo so, parlo dei miei personaggi come fossero persone in carne ed ossa. Può sembrare assurdo, ma per me in qualche modo è così. Sono parte della mia vita ormai, e devo dire, in questi anni mi hanno tenuto un’ottima compagnia. 

Tutto andrà nel migliore dei modi”, pubblicato nel 2013, si può considerare il prequel di Solo Nina

Sì, lo è. E devo riallacciarmi a quanto detto in precedenza. Il protagonista di Solo Nina (oltre alla giovane donna il cui nome è nel titolo) Raùl Ortega è il personaggio che in assoluto ho amato di più. Lo so, non è giusto, sono tutti figli tuoi questi personaggi, non dovresti fare preferenze, mi dico, ma non posso farci niente, Raùl è il mio preferito. E quindi, dopo avere scritto Solo Nina dove si parla della sua infanzia e della drammatica scomparsa dei suoi genitori, ho cominciato a farmi delle domande, a chiedermi chi erano questi genitori, quale era il loro vissuto, la loro storia e sono andata indietro nel tempo, fino agli anni Cinquanta, sono approdata a Roma, in un palazzo nobiliare in cui vive il bisnonno materno di Raùl, e poi mi sono spostata a Barcellona, per scoprire i segreti dei suoi nonni paterni. Ne è nata una storia complessa, in cui la psicologia dei personaggi anima e spesso agita ogni pagina, ma ne è nato anche un affresco di un periodo, quello che va dagli anni Cinquanta del Novecento fino alla caduta del muro di Berlino.

Napoli e Barcellona sono città ricorrenti nelle tue storie…

Sì. Mi ricollego alla risposta precedente. Raùl è per metà catalano e per metà napoletano. Per parlare di lui e dei suoi genitori, nonni, bisnonni mi sono dovuta necessariamente muovere tra queste due città. Con più facilità parlando di Napoli, con più attenzione nel parlare di Barcellona che conosco abbastanza bene ma non ovviamente come la mia città. Comunque io mi documento molto quando scrivo, mi documento sulla storia, sull’urbanistica, sull’architettura, su tutto quello che mi serve. La congruità con la realtà è un elemento a cui tengo moltissimo, e le conoscenze che acquisisco mi tranquillizzano, come fossero solide fondamenta su cui costruire la mia storia di fantasia.

Nel 2020 esce una guida/manuale insolita La nonna è mobile: divertente e soprattutto autentica! In quarta di copertina è scritto “Oggi i nonni non sono né un lusso né una fortuna. Sono una risorsa”. Parlane in qualità di nonna scrittrice.

Alla fine del 2019 è nato il mio primo nipote: Diego. Poi nel 2020, come tutti ricordiamo, la pandemia ha stravolto le nostre vite. Per una serie di esigenze familiari io mi sono trovata ad accudire questo piccolino che cresceva ignaro di tutto. Un cambio di pannolino e poi subito davanti alla Tivù per conoscere le ultime notizie, la drammatica conta dei morti, l’impressionante moltiplicarsi dei contagi. Avevo bisogno di leggerezza e così ho cominciato a scrivere questo manuale semiserio in cui racconto la mia esperienza di nonna, do consigli pratici e in alcune pagine mi lascio andare a quale piccola dose di tristezza. Il mio editore Aldo Putignano, sempre lui, ha creduto subito in questo progetto e il volumetto ha avuto davvero un buon successo, anche perché rappresenta un unicum nel suo genere, diciamo, non ha molta concorrenza, mentre per i romanzi la concorrenza è infinita e spietata!

Oltre ai romanzi, sei autrice di racconti in cui emerge un forte senso dell’ironia. Spazi inclusi ne è un esempio, così come i testi che compaiono in numerose antologie di Homo Scrivens, tra cui la Guida narrativa d’Europa uscita nel 2025.

Sì, come ho detto innanzi sono stata per anni convinta che il racconto fosse l’unica forma di scrittura in cui potessi esprimermi. Ma anche ora, dopo tre romanzi pubblicati il racconto rimane un mio canale espressivo molto importante. In genere riservo l’ironia e l’umorismo al racconto, mentre nel romanzo metto in luce la tragicità della vita. Un po’ schizofrenico? Forse, ma in me ci sono tutte e due queste anime e d’altronde non è la vita stessa riso e pianto? Nascita e morte?

Recentemente è uscito con grande successo Lady Madonna. Il titolo evoca la tua passione per i Beatles. È una coincidenza?

Il titolo in un romanzo è importantissimo. Titolo e copertina a mio parere equivalgono alla prima stretta di mano quando si conosce una persona nuova. Una stretta può dirci tanto, condizionare la nostra prima impressione, indurci a una conoscenza più profonda o allontanarci irrimediabilmente. Quindi il titolo lo scelgo con particolare attenzione. Che io ami i Beatles in maniera assoluta non è un mistero, per altro sono un’appassionata di musica da sempre: in Solo Nina addirittura a un certo punto appare sulla scena niente di meno che Freddie Mercury. Ma questa canzone dei Beatles, non la più bella, non la più famosa, mi sembrava perfetta come nome per un locale trasgressivo come il suo gestore, un giovane catalano che aveva trascorso molti anni a Londra e che tornato a Barcellona aveva aperto questo locale che voleva essere, già nel nome, un pugno nello stomaco per una certa Spagna bigotta e reazionaria. Siamo all’indomani della morte del Generalissimo Franco, e il mio personaggio Horacio Montoya vuole essere, a modo suo, in prima fila nel cambiamento e nel rinnovamento spagnolo.

Il romanzo è ambientato a Barcellona. Esiste un fil rouge che lega i tuoi romanzi?

Certo. Possiamo considerare Lady Madonna uno spin off di Solo Nina perché uno dei personaggi per così dire secondari del primo romanzo, Jorge Maria Delgado diventa protagonista in Lady Madonna dove poi si incontreranno altri personaggi che nei precedenti romanzi non ci sono.

Puoi anticiparci qualcosa sul tuo prossimo progetto editoriale?

 Il mio prossimo romanzo è il quarto di questa sorta di saga e continuo a parlare di Raùl, vi ho detto che è il mio personaggio preferito? Per il resto non voglio svelare altro.

 In una frase di massimo “100 caratteri, spazi inclusi”, un consiglio ai giovani che si avvicinano alla scrittura e al mondo editoriale.

 Leggete molto e non auto pubblicate. (35 caratteri spazi inclusi)

Un saluto da parte mia e dei miei personaggi e un grazie caloroso a te, Daniela!

Daniela Vellani

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