Tag Archives: peppe brra premio alla carriera

L’Aurora incanta il Premio Bianca d’Aponte: una vittoria che parla al cuore, nel nome di Bianca

Views: 41

foto di Giuseppe Panza

Al Teatro Cimarosa di Aversa, due serate di musica, emozioni e sogni hanno celebrato la voce delle donne. Sul palco, giovani cantautrici, grandi artisti e un’eredità che continua a vivere attraverso le canzoni, trasformando il ricordo in bellezza e il talento in futuro.

Ci sono palchi sui quali si sale per cantare e palchi dai quali si scende portando con sé qualcosa di più grande di un premio. Il Premio Bianca d’Aponte è uno di questi. Un luogo in cui le canzoni diventano confessioni, le voci si fanno coraggio e i sogni, almeno per una sera, trovano lo spazio per essere ascoltati davvero.

È L’Aurora a conquistare la vittoria della 22ª edizione del Premio Bianca d’Aponte, il concorso dedicato alle cantautrici che venerdì e sabato ha riempito di musica ed emozioni il Teatro Cimarosa di Aversa. Alla vincitrice vanno una borsa di studio di 1.000 euro, l’invito come ospite alla prossima edizione e anche la targa per la migliore interpretazione: un riconoscimento che celebra non soltanto la voce, ma la capacità di dare anima a una canzone e di farla arrivare, senza filtri, a chi ascolta.

Ma al d’Aponte la vittoria non è mai soltanto una classifica. È un punto di partenza, una porta che si apre, la possibilità di trasformare una passione coltivata magari lontano dai riflettori in una strada da percorrere con maggiore fiducia.

Lo sa bene Rosita Brucoli, che conquista il Premio della Critica «Fausto Mesolella», dedicato allo storico direttore artistico della manifestazione. Per lei una borsa di studio di 800 euro e l’opportunità di esibirsi come ospite al prossimo Premio Nilla Pizzi, a novembre. A questo riconoscimento si aggiunge quello di «Maieutica Dischi», l’etichetta femminile fondata da Veronica Marchi, vincitrice della prima edizione del d’Aponte, che offrirà a Rosita la possibilità di produrre e pubblicare un brano. Un incontro tra sensibilità artistiche che si riconoscono e si sostengono, perché la musica, quando è autentica, sa anche diventare una mano tesa verso il futuro.

La giuria generale ha assegnato a Mabi la targa per il miglior testo, dedicata a Oscar Avogadro, premiando la forza delle parole; a Bambina è andato il riconoscimento per la migliore musica, insieme all’opportunità di partecipare al festival «Femminile Plurale» di Montella, in provincia di Avellino.

MVR si è aggiudicata il «Premio ’Na stella» del Virus Studio, che le permetterà di incidere un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti e Alessandro Guasconi. Per Natalia Abbascià è arrivata invece una proposta di possibile collaborazione artistica con l’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava.

In finale, insieme alle premiate, anche Fabula, Miriam Ricordi, Sarai e Simona Valente. Nomi e storie diverse, unite dalla stessa scelta: affidare alla musica una parte di sé, mettersi in gioco e trovare il coraggio di raccontarsi davanti a un pubblico.

Ed è forse proprio questo il dono più prezioso del Premio: ricordare che ogni voce merita ascolto, che dietro ogni canzone c’è un mondo da scoprire e che un’artista non ha bisogno soltanto di applausi, ma anche di occasioni concrete per continuare a crescere.

Quando un premio diventa una possibilità

Il Premio Bianca d’Aponte non si esaurisce con la proclamazione delle vincitrici. Per diverse finaliste si apriranno ulteriori occasioni per esibirsi dal vivo, in Italia e all’estero, all’interno degli appuntamenti legati alla manifestazione. Tra le opportunità previste figurano concerti all’Istituto Italiano di Cultura di Praga e a Officina Pasolini, a Roma.

È una rete che continua a tessersi anche lontano dai giorni del festival, perché un talento incontrato su quel palco possa trovare nuove strade, nuovi ascoltatori e nuove ragioni per credere nella propria musica.

Lo conferma anche il percorso avviato dalla vincitrice dell’edizione 2025, Micaela Tempesta. Nei mesi scorsi, infatti, il NuovoImaie ha confermato un contributo economico di 10.000 euro, grazie ai fondi dell’articolo 7 della legge 93/92, destinato alla realizzazione di un tour di cinque concerti. Un sostegno che dimostra come l’esperienza del d’Aponte possa tradursi in occasioni reali di crescita professionale, accompagnando le artiste ben oltre la serata della premiazione.

Perché credere nella musica significa anche costruire le condizioni affinché possa continuare a vivere.

foto di Giuseppe Panza

Un palco di incontri, una comunità di emozioni

A rendere speciali le due serate è stata anche la presenza di artisti che hanno condiviso il palco con le concorrenti, offrendo loro non soltanto visibilità, ma l’occasione preziosa di incontrare esperienze e sensibilità diverse.

A fare da madrina è stata Marina Rei, mentre a Peppe Barra è stato conferito il premio alla carriera della Città di Aversa. Accanto a loro, Nino Buonocore, Andrea Mirò, Angela Baraldi, Moonari, Rossana De Pace, Alfina Scorza e Micaela Tempesta, vincitrice della precedente edizione.

Momenti diversi, voci differenti, generazioni che si incontrano attraverso il linguaggio universale delle canzoni. È in questa continuità che il Premio trova una delle sue ragioni più profonde: mettere in dialogo chi ha già percorso un tratto di strada e chi sta ancora cercando la propria direzione, creando uno spazio in cui l’esperienza possa diventare incoraggiamento e la condivisione trasformarsi in ispirazione.

Sul palco è arrivata anche Koyel Basu, vincitrice del Premio Bianca d’Aponte International, selezionata tra le concorrenti del Premio Andrea Parodi, il festival gemellato con il d’Aponte che si è svolto nei giorni precedenti a Cagliari. Una presenza che allarga ulteriormente gli orizzonti della manifestazione, ricordando come la musica possa attraversare confini e lingue, unendo sensibilità lontane attraverso emozioni che tutti possono riconoscere.

E poi c’è stato un momento dal significato particolarmente intenso. Un gruppo di alunni del liceo classico e musicale Domenico Cirillo di Aversa ha interpretato «Anima scalza», una canzone di Bianca d’Aponte, la giovane cantautrice a cui il Premio è dedicato e la cui scomparsa prematura ha lasciato un vuoto trasformato, nel tempo, in un impegno collettivo.

Affidare quella canzone alle voci dei ragazzi significa permettere a una storia di continuare a camminare. Significa che il ricordo non resta immobile, custodito soltanto nella nostalgia, ma si rinnova ogni volta che qualcuno raccoglie quelle parole e le restituisce al mondo con la propria voce.

Bianca non è più lì a cantare, ma la sua musica continua a incontrare persone, a emozionare, a generare nuove canzoni. E forse è proprio questa la forma più bella della memoria: non fermarsi al dolore dell’assenza, ma trovare nel talento degli altri la possibilità di far vivere ancora ciò che abbiamo amato.

La musica come eredità

La direzione artistica del Premio è affidata a Ferruccio Spinetti, mentre le serate sono state condotte da Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu. Una band residente, coordinata da Alessandro Crescenzo, ha accompagnato alcune delle concorrenti e degli ospiti, contribuendo a dare forma a un racconto musicale fatto di incontri, sensibilità e nuove scoperte.

A decretare i riconoscimenti sono state due giurie di alto profilo, composte da musicisti, cantautori, parolieri, professionisti dell’industria discografica, giornalisti e critici musicali.

Per il premio assoluto hanno votato Giuseppe Anastasi, Giuseppe Barbera, Bungaro, Giulia Bubba, Tony Canto, Rossana Casale, Valentina Casalena Parodi, Antonio Cortesi, Mimì Ciaramella, Peppe D’Argenzio, Sergio Delle Cese, Grazia Di Michele, Angelo Franchi, Massimo Germini, Romeo Grosso, Kaballà, Elena Ledda, Andrea Mirò, Alfredo Rapetti Mogol, Mariella Nava, Marina Rei, Ivan Rufo, Andrea Satta, Stefano Scatozza, Roberto Trinci, Mario Tronco e Fausta Vetere.

La giuria del Premio della Critica «Fausto Mesolella» era composta da Fabrizio Basso, Salvo Battaglia, Valerio Corzani, Giorgiana Cristalli, Enrico de Angelis, Mauro De Cillis, Giuliano Delli Paoli, Max De Tomassi, Elisabetta Malantrucco, Marco Mennillo, Michele Monina, Duccio Pasqua, Fausto Pellegrini, Timisoara Pinto, Alessia Pistolini, Francesca Silvestre e John Vignola.

Dietro ogni riconoscimento c’è dunque uno sguardo attento, un ascolto competente, una comunità di professionisti che si mette a disposizione di nuove autrici, riconoscendo nella musica non soltanto un mestiere, ma una forma di espressione capace di lasciare un segno.

Il futuro, nel nome di Bianca

Organizzato dall’Associazione Bianca d’Aponte, con la collaborazione di Doc Live, il Premio è realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Banco di Napoli e di NuovoImaie, con il patrocinio della Regione Campania e il sostegno della Città di Aversa, partner privilegiato della manifestazione.

Tra i partner figurano Emergency, M.A.U., Premio Andrea Parodi, Suoni dall’Italia, Istituto Italiano di Cultura di Praga, Officina delle Arti Pasolini, Monferr’Autore Festival, Music for Change, Maieutica Dischi, Virus Studio, Premio Nilla Pizzi, Associazione Virginia Vita e il festival «Femminile Plurale». Media partner sono Rai Radio1, Rai Radio Techetè, Rai Radio Live Napoli, L’isola che non c’era e Blogfoolk. La manifestazione gode inoltre del patrocinio di Rai Campania.

Un sostegno corale che rende possibile un progetto capace di tenere insieme memoria e futuro, emozione e concretezza, bellezza artistica e opportunità professionali.

Alla fine, quando le luci del Teatro Cimarosa si spengono e le ultime note lasciano spazio al silenzio, resta qualcosa che non si può racchiudere in una targa o misurare attraverso una borsa di studio. Restano le canzoni, gli incontri, il coraggio di chi ha scelto di salire su quel palco e la consapevolezza che una voce, quando viene ascoltata davvero, può cambiare il cammino di chi la porta.

Il Premio Bianca d’Aponte è molto più di un concorso: è un abbraccio che attraversa il tempo, un luogo in cui il ricordo di Bianca si fa presenza e il suo amore per la musica continua a germogliare nelle voci di altre donne.

E così, anno dopo anno, il suo nome non rimane soltanto quello di una giovane cantautrice scomparsa troppo presto. Diventa un invito a credere nei sogni, a dare spazio alle emozioni, a sostenere chi ha una storia da raccontare.

Perché ci sono canzoni che finiscono quando si spegne l’ultima nota. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere dentro chi le ascolta, trasformandosi in nuove voci, nuove strade, nuove possibilità.

È questa la promessa più bella del Premio Bianca d’Aponte: fare in modo che la musica non smetta di parlare, che i talenti trovino la loro strada e che Bianca, attraverso ogni canzone, continui in qualche modo a essere lì.

G. P.