Intervista a Daniela Merola: libri, progetti e ricordi

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Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice, organizzatrice e presentatrice di eventi, editor, ghostwriter, docente, formatrice, addetta stampa, informatrice turistica: definirla un “fiume in piena” è forse riduttivo. Daniela Merola è una personalità poliedrica, vulcanica e instancabile capace di coniugare creatività, competenza e passione in molteplici ambiti della comunicazione.

Da oltre venticinque anni opera nel settore dell’informazione, collaborando con numerose testate giornalistiche. Nel 2019 ha pubblicato Marta. Un soffio di vita, il suo romanzo d’esordio, seguito da La giusta via (2021), I giorni del Cobra e, più recentemente, Lo sconosciuto, tutti editi da LFA Publisher. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari e professionali.

È inoltre ideatrice e promotrice del Premio Letterario Internazionale “Amici di Giambattista Vico” e del Premio Giuridico Nazionale “Umberto Merola”, due iniziative che testimoniano il suo costante impegno nella promozione della cultura e del diritto.

 Daniela Merola, benvenuta a Differentemente!

Grazie a te per l’attenzione che mi riservi.

Definirti un “fiume in piena” è quasi riduttivo. Sei giornalista, scrittrice, formatrice, editor, presentatrice di eventi e molto altro ancora. Vuoi raccontarci, in breve, il tuo percorso professionale nel mondo della comunicazione e dell’editoria?

Dopo la laurea in lettere alla FEDERICO II, ho deciso di fare tutta una serie di corsi specifici che mi permettesse di specializzarmi in comunicazione. Poi ho iniziato l’iter per prendere il tesserino da giornalista. Nel frattempo ho viaggiato, imparato l’inglese e ho iniziato a occuparmi di musica e di sport. Ma la parola scritta e l’italiano sono sempre state la mia passione e quindi mi sono tuffata nel mondo dell’editoria e dell’ufficio stampa prima e della promozione poi. In tutti questi anni, accanto agli articoli e all’insegnamento, ho sempre scritto ed eccomi qui.

Marta, un soffio di vita, il tuo romanzo d’esordio pubblicato da LFA Publisher, rappresenta certamente un’opera alla quale sei particolarmente legata. Cosa racconta questo libro e quale significato conserva oggi per te?

 Sono molto affezionata al mio esordio editoriale. Sono passati alcuni anni e nel corso dei quali ho cercato di migliorarmi e di perfezionare il mio modo di scrivere. Marta, un soffio di vita racconta di un narcisista patologico, di un manipolatore che individua la sua preda, Marta Renzulli, una ragazza fragile e bisognosa di approvazione, e la conduce in un mondo finto dorato, dove la libertà di Marta non esisteva. Da qui, e dopo molte sofferenze, la giovane risale pian piano dal suo baratro. Ho sempre amato raccontare di donne e del loro universo Mi va di sottolineare che il romanzo è liberamente ispirato a una storia vera di una mia amica.

La giusta via è un romanzo originale, sospeso tra dimensione simbolica e ricostruzione storica, ricco di metafore e di spunti di riflessione. Quali letture o esperienze personali hanno ispirato la sua nascita?

Anche qui, una storia che nasce all’improvviso dalla mia mente.  Il tema della disfunzionalità mentale, è sempre stato un argomento difficile, quasi tabù, complicato da individuare e gestire. Avevo letto La campana di vetro di Sylvia Plath è mi aveva molto colpito. Da qui la voglia di osare e mettermi alla prova.

Con I giorni del Cobra hai intrapreso la strada del noir-poliziesco, un genere oggi molto apprezzato anche dal grande pubblico e spesso destinato a trasposizioni cinematografiche o televisive. Com’è nata questa svolta narrativa?

La verità è che ho sempre letto gialli, da Edgar Allan Poe, a Chesterton, ad Agatha Christie ovviamente, a Raymond Chandler, agli italiani Francesco Caringella con Oltre ogni ragionevole dubbio, a Valeria Corciolani, a L. A, Confidential di James Ellroy che ho adorato. Il mio sogno era creare una saga noir e ho deciso di osare, ambientandola a Castellammare di Stabia. Il primo capitolo è stato I giorni del Cobra, uscito a ottobre ‘23, ora a fine maggio ‘26 è uscito il secondo capitolo dal titolo Lo sconosciuto che vede protagonisti il commissariato di via De Gasperi.

Nel corso della tua carriera hai ricevuto numerosi premi e riconoscimenti come scrittrice, sceneggiatrice e professionista della comunicazione. Quali ricordi con maggiore emozione?

Sicuramente quando sono stata finalista sezione narrativa edita nel 2023 con la sceneggiatura di La giusta via al premio letterario Sanremo writers, arrivando seconda, e l’anno successivo nel 2024 vincitrice con I giorni del cobra, sezione gialli, sempre con la sceneggiatura del testo.

Hai ideato il Premio letterario Internazionale “Amici di Gianbattista Vico” che ha riscosso un notevole successo, e successivamente il Premio Giuridico Nazionale “Umberto Merola” Da autrice premiata sei diventata anche promotrice di cultura. Come sono nati questi due progetti?

Sono nati grazie all’incontro con l’associazione Amici di Giambattista Vico, nella persona del suo presidente Carmine Serena, che mi ha accolta a braccia aperte e supportata con questi due progetti. I premi letterari erano un mio pallino. Divulgare idee, organizzare. D’altronde io stessa partecipo a Premi letterari che permettono all’autore di scendere dal proprio piedistallo e mettersi in gioco, oltre a conoscere nuove realtà e persone.

Stai già lavorando alla prossima edizione del Premio letterario Internazionale Amici di Gianbattista Vico. Puoi anticiparci qualche novità?

Il bando è pronto e ne sono soddisfatta. Alcune cose erano da limare, ma credo ci sia spazio per una editoria a 360°.  Aspetto di fare il bis del grande successo della prima edizione. Ci sarà la sezione saggi che non c’era prima, la sezione dedicata ai comics che sono un genere letterario molto diffuso e sottovalutato forse e poi la narrativa, le poesie, le fiabe che hanno avuto già un grande riscontro nella prima edizione. Posso solo dire partecipate numerosi. Torneremo con una cerimonia sempre a maggio prossimo presso l’istituto di cultura meridionale.

Il Premio Giuridico Nazionale porta il nome di tuo padre, Umberto Merola, recentemente scomparso. Ti va di dedicargli un ricordo?

Grazie per questa domanda. Papà era dedito al lavoro con una passione rara, una abnegazione totale, un credo nella giustizia e nel dovere che non potrò mai dimenticare, ma una volta tornato a casa si occupava della sua famiglia Un esempio indelebile per me e per mio fratello.

Quali autori hanno maggiormente influenzato la tua formazione umana e letteraria?

Marcel Proust, Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald, Italo Svevo e poi i grandi giallisti tra cui Joe Nesbo. Mi piace, tra i contemporanei, Luca Ventura, con i suoi gialli ambientati a Capri.

Il 28 maggio 2026 è uscito Lo sconosciuto, secondo capitolo della tua saga noir pubblicata da LFA Publisher. Cosa puoi raccontarci di questo nuovo romanzo? Hai già in programma altri episodi della serie?

Di questo secondo capitolo posso dire che il dualismo, il doppio, le sfumature e i mille volti di cui già ci parlava Pirandello, sono il filo narrativo di questa storia che vede il commissario Basilio incontrare il suo passato, i ricordi di una gioventù ormai svaniti, l’ambiguità portata fino alla fine.

C’è una persona che desideri ringraziare perché ha avuto un ruolo determinante nella tua crescita personale e professionale?

Riguardo la mia crescita personale, non posso che citare mio padre, un uomo che mi ha insegnato il valore dell’onestà intellettuale. Riguardo la crescita professionale, posso nominare i professori della facoltà di lettere alla FEDERICO II, gli uffici stampa con cui ho collaborato; sono tante le persone che mi hanno insegnato l’importanza dei dettagli, della cura dei progetti.

Sei anche docente e formatrice: organizzi corsi di scrittura, giornalismo ed editing, accompagnando molti giovani nei loro primi passi nel mondo della comunicazione. Qual è il consiglio più importante che ti senti di dare a chi sogna di trasformare la scrittura in una professione?

Questa è una domanda difficile a cui rispondere. Sicuramente è un percorso complesso e variegato. Bisogna avere pazienza e pure un piano B e C, o comunque alternative. E poi provarci, darsi da fare, prima di arrendersi. L’unico consiglio è quindi “PROVATECI!” Lo so, è banale, ma non lo è. Durante il proprio percorso si può capire se davvero si ha il talento e la forza per andare avanti.

Daniela Vellani

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