Napoli, il personale sanitario del Cotugno lancia l’evento “De-Covid Spinning”

Vincenzo De Falco è una persona speciale che abbiamo il piacere di intervistare.

Coordinatore infermieristico presso l’Azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli, si dedica alla sua attività non solo con grande professionalità, ma anche con passione, abnegazione e amore. In questo periodo storico in cui il Covid-19 ha richiesto l’impegno massimo di tutti gli operatori sanitari, ha contribuito a far sì che il Cotugno ricevesse il riconoscimento internazionale come la struttura sanitaria che ha affrontato l’emergenza nel modo migliore.

Eccellente dunque il Cotugno, eccellente lo staff, eccellente De Falco nel suo ruolo di coordinatore.

È doveroso menzionare anche Loredana Lapia, la moglie, che lavora al suo fianco nel ruolo dirigente Infermieristico.

I due, assieme a tutto il personale, in un costruttivo e affiatato lavoro di equipe, sono stati a contatto quotidianamente con i pazienti e in questo periodo hanno combattuto con forza e senza mai perdere forza e fiducia nel reparto Covid.

Vincenzo De Falco è inoltre una persona poliedrica. Il fil rouge dei suoi interessi è la passione verso tutto ciò che effettua. La musica è infatti il suo altro grande amore. Musicista e appassionato di jazz per molti anni ha diretto il New Around Midnight, lo storico jazz club di via Bonito a Napoli e recentemente è presidente di Jam Jazz art music, l’associazione costituita da artisti del migliore panorama jazzistico nazionale.

 

Benvenuto a “Differentemente”!

Grazie sono onorato di esser stato invitato…

Il Covid-19 è un brutto capitolo della nostra storia, ma ha fatto emergere una realtà sanitaria eccellente ed ora il mondo intero sa che il Cotugno è una struttura sanitaria in cui gli operatori si adoperano con grande serietà e professionalità.

 È vero, il Covid è un brutto capitolo per l’Umanità che non si aspettava tale Pandemia, sottovalutando l’aggressività di un virus che ancora oggi a distanza di diversi mesi da Febbraio 2020 (1 caso al Cotugno) miete ancora vittime…

 L’Ospedale D. Cotugno di Napoli credo abbia risposto bene allo “Tsunami Covid” attraverso l’esperienza del personale sanitario Medico Infermieristico, Oss, tecnici di laboratorio e radiologia, e di altre figure, autisti, servizio di vigilanza, addetti alle pulizie e tanti altri ancora.  Grazie anche al materiale avuto per le battaglie quotidiane, quali tute, mascherine FFP2, FFP3, occhialini, calzari, mantelline, guanti e quant’altro necessario… e per questo ringrazio in primis il Direttore Generale dell’Azienda dei Colli M. di Mauro, la Regione Campania e la Protezione Civile che ogni giorno hanno garantito i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) per tutto il personale.

In qualità di coordinatore Infermieristico hai svolto un lavoro importante e di grande responsabilità, ce ne parli?

Essendo coordinatore Inf.co da circa 15 anni in un reparto di Malattie Infettive, ho avuto subito il sentore che qualcosa di terribile stava arrivando anche nella nostra città e quindi al Cotugno, insieme a tutti i coordinatori, ci siamo organizzati per predisporre tutti i reparti all’accoglienza del paziente Covid  e mettendo in “sicurezza” tutti i percorsi,  (al Cotugno ci sono circa 10 Unità Operative,  una terapia Intensiva Rianimazione  e  3 Sub intensive che sono state realizzate e rese operative in emergenza).

Dietro ad ogni infermiere e ogni operatore sanitario ci sono storie, famiglie, figli. Ci parli di come tua moglie, con la quale condividi la tua professione, e i tuoi figli hanno vissuto questo momento.

Inizialmente non è stato facile affrontare l’emergenza Covid in Ospedale non conoscendo il virus e mettendo in atto nuovi modelli organizzativi, come tante coppie che lavorano in Sanità non ci siamo tirati indietro dinanzi al “mostro”… anzi,  valutando con attenzione i nostri interventi assistenziali il sottoscritto in prima linea in reparto e mia moglie nella organizzazione e tutoraggio del personale neo assunto, abbiamo deciso di ritornare a casa la sera dopo lavoro, utilizzando tutte le procedure di decontaminazione e sanificazione prima di incontrare i nostri 3 figli, (di anni 19, 17, 13), i quali ci facevano trovare pasti caldi  cucinati da loro, in un’ atmosfera surreale mista di paura e speranza. La loro prima domanda al nostro ritorno a casa era: “Come state?” occhi fissi negli occhi, distanza di sicurezza, nei loro sguardi la gioia di vederci ritornare e la paura di poterci perdere! Ma non abbiamo mai perso l’ottimismo e la forza dell’unione che in maniera decisa ci ha aiutato a donare speranza e incoraggiamento ai figli… anche quando la paura era enorme e le lacrime volevano scendere libere sul volto.

In questo periodo il vostro lavoro ha acquistato molta visibilità. Ci voleva il Covid-19 per far comprendere ciò che spesso è scontato è molto importante. I veri eroi della nostra società non sono i calciatori o le star del mondo dello spettacolo, ma coloro che aiutano il prossimo con coraggio, mettendo anche a rischio la propria vita.

Il Covid ha dato risalto alla figura dell’Infermiere, ci hanno chiamato eroi, non lo siamo, siamo professionisti sanitari che lavorano da sempre al cospetto dei pazienti, di persone che vivono il loro problema di salute… sappiamo generare emozioni e tendere una mano a chi soffre… in un articolo del nuovo codice deontologico che ha completato l’iter dell’ordine degli Infermieri c’è scritto che il tempo di relazione tra infermieri e pazienti è tempo di cura…

Speriamo che una volta spenti i riflettori e passata l’emergenza il Governo Italiano non ci lasci di nuovo in panchina.

Nel ringraziare te e tua moglie per l’eroico impegno profuso, ti chiedo un consiglio su come dovremmo comportarci in questo periodo. Il dott. Ascierto che ho recentemente intervistato ha più volte ribadito di non abbassare la guardia. Tu, alla luce delle esperienze toccate con mano, quale comportamento consigli da adottare in questo periodo di ritorno “alla normalità” ai nostri lettori?

 Non bisogna abbassare la guardia, anche se i casi si sono ridotti in Italia ma non del tutto azzerati. È necessario l’utilizzo delle mascherine. Siamo ancora in Pandemia, la quale passerà solo dopo che dall’ultimo caso Covid nel mondo passeranno 90 giorni… Il virus non perde la sua aggressività ed è ancora in circolazione…. La mascherina ci salva…

Le belle persone hanno una sensibilità che le conduce verso l’arte nelle sue molteplici forme. So che hai una grande passione per il jazz, da musicista e avendo anche diretto lo storico Jazz Club Around Midnight.

Parlaci di questa tua passione…

La musica mi ha sempre sostenuto nel mio lavoro, specie quando da infermiere suonicchiavo con la chitarra brani di Pino Daniele con i pazienti sieropositivi all’Ospedale Cotugno, un’esperienza che mi ha fatto crescere e incontrare delle persone con vissuti difficili, i quali mi hanno spesso comunicato che essere veri e onesti ripaga nel tempo…

Avendo studiato musica prima con Aldo Farias poi con il mitico Antonio Onorato e un po’ di Manouche con Oscar Montalbano, devo ammettere di esser stato fortunato ad organizzare e gestire il club New Around Midnight. Ringrazio in particolar modo Laura Intelligenza e gli altri amici che ci hanno aiutato ad organizzare delle belle serate Jazz, non solo con i nostri Jazzisti napoletani, ma anche con musicisti americani del calibro di Steve Grossman, Vincent Harring, Christian Jarrett e tanti altri, come non posso dimenticare il Grande pianista Renato Sellani, Franco Cerri, Irio de Paula e ancora tanti altri amici che hanno sempre emozionato lasciandoci un ricordo indelebile …

Recentemente è nata l’associazione Jam Jazz Art Music di cui fanno parte alcuni nomi eccellenti del jazz. La sede è un luogo che si trova nel centro storico di Napoli ed è molto accogliente e intimo.

L’associazione Jam Jazz Art Music nasce nel 2018 con l’obiettivo di trovare una sede per organizzare serate musicali che emozionano…Fanno parte dell’associazione diversi musicisti Jazz come Franco De Crescenzo, pianista, il sassofonista Giulio Martino, il batterista Giuseppe La Pusata, i chitarristi Aldo Farias, Antonio Onorato, il vibrafonista Pasquale Bardaro, il bassista Angelo Farias. Abbiamo avuto diversi incontri in Regione e al comune per chiedere una struttura per poter fare musica … Aspettiamo!

 Siamo in un periodo surreale e di grande emergenza, ma forse, con le dovute cautele, si sta riacquistando la libertà. In quest’atmosfera di ripresa stai pensando a qualche progetto musicale futuro in merito a Jam Jazz Art Music?

Pian piano si sta tornando alla normalità, ma l’uso delle mascherine credo sia sempre fondamentale, tra non molto si organizzeranno delle serate jazz all’aperto vedo e sento in giro che già ci sono diversi progetti a Napoli, mi piacerebbe realizzare una rassegna musicale con amici musicisti ove, oltre alla buona musica, ci sia “magia” che coinvolga i partecipanti a comprendere all’ascolto di se stessi attraverso la musica e che sia terapeutico di grande gioia e sollievo …

 A proposito di musica nel frattempo per decontaminarsi dal Covid, il 18 e 25 giugno tra musica e bike organizziamo con il personale sanitario dell’ospedale un evento “De-Covid Spinning”, per amici che si vogliono disintossicare! Grazie alla palestra High Performance che ha messo a disposizione le bike e lo spazio, rigorosamente all’aperto.

Si pedala a ritmo di musica all’aperto in un piazzale immerso nel verde.

Vi aspettiamo.

Nel ringraziarti di cuore per tutto, ti chiedo un’ultima cosa: una citazione che accompagna spesso i tuoi pensieri e che vuoi condividere con tutti noi.

La bellezza cura.

 

Daniela Vellani