Intervista a Carmine Scafa, autore de Il giorno della “marmotta” ai tempi del virus

Classe 1955, nato a Torre Annunziata e residente a Napoli, ingegnere, ex dirigente Finmeccanica, attualmente amministratore della S.E.T e S, Carmine Scafa, ha un vissuto intenso e ricco di esperienze. Oltre ad una carriera brillante durante la quale ha dimorato sia in Francia che negli Stati Uniti, è provvisto di un bagaglio culturale accumulato grazie ai molteplici interessi e alla conoscenza di svariate realtà ampliata dagli innumerevoli viaggi nel mondo. Nel 2013 con la casa editrice Loffredo pubblica il suo primo libro “In equilibrio fra due secoli”, seguito, sempre con la stessa casa editrice, da “In viaggio con i figli”, “1000 centri per 1000 universi”, “Decido io per il tuo bene”, “A cosa stai pensando”.

Il Covid ha improvvisamente rotto i suoi ritmi, spezzato la routine, arrestato i viaggi, trasformato abitudini e senso del tempo. Da questo “stand by” nasce il suo ultimo lavoro Il giorno della “marmotta” ai tempi del virus (Paolo Loffredo ed. – pag. 150- Euro 14,50), un’accurata analisi di natura soci-filosofica, economica e introspettiva sul momento attuale.

 

Carmine Scafa, benvenuto a Differentemente!

 

Grazie a voi dell’attenzione e della disponibilità a discutere di questo mio sesto libro. Spero abbia stimolato l’interesse per l’argomento trattato, che giustamente come lei ricordava, parte da osservazioni dirette ed intenzionali dei fatti accaduti in questo incredibile anno, allo scopo di analizzarli e trarne qualche idea e qualche speranza per il futuro.

 

Dalla sua biografia emerge una persona interessante e dai molteplici interessi: ingegnere, viaggiatore, conoscitore del mondo, filosofo, come ama definirsi?

 

Semplicemente “cittadino del mondo”. Unità di una comunità mondiale con diritti e doveri comuni. Una comunità di destino creata dalla globalizzazione, come ci ricorda il grande filosofo francese Edgar Morin. Superare le paure, le incertezze, i disastri procurati all’ambiente ed agli esseri umani, che si stanno accumulando da tempo, partendo da un presupposto: cambiare direzione. Scegliere una nuova via politica, ecologica, economica e sociale!

 

Tra i vari viaggi che ha effettuato, un ricordo a cui è particolarmente legato…

 Di ricordi ce ne sono tantissimi. Hanno reso ricca la mia vita. Ne voglio citare due. Il fascino, i profumi, i luoghi mistici, la gente di Bali (Indonesia). Una terra magica dove sono già stato due volte e dove spero di tornare ancora in futuro. Il viaggio in auto, con mia moglie Sonia, all’inizio della nostra storia, in California, lungo la “U.S. Route 101” (da San Francisco a Los Angeles): Una strada resa popolare da films e da brani musicali “country”. Un ricordo dolcissimo legato molto a mia moglie.

 

Dal 2013 condivide le sue esperienze, conoscenze e riflessioni attraverso la pubblicazione di libri…

 

Ho sempre amato scrivere. Da ragazzo mi dilettavo con testi e musiche per brani che poi riproducevo con alcuni amici con i quali avevo messo su un piccolo gruppo musicale. Allora si chiamavano “complessi”. Io cantavo e suonavo la chitarra di accompagnamento. Non sono certamente il primo ingegnere che si diletta con la scrittura. Ce ne sono di famosi: a cominciare da Carlo Emilio Gadda, per finire con il nostro grande concittadino, Luciano De Crescenzo. Io sono l’ultimo della fila. 

 

Il titolo del suo recentissimo libro fa riferimento al “Giorno della marmotta”, una accattivante metafora sullo stato in cui lei sente di trovarsi ai tempi del virus e che credo possa estendersi a tutta la società.

 

Sì, è vero. Da marzo del 2020 si è interrotta la mia quarantennale vita fatta di viaggi, lavoro, fabbriche, riunioni, alberghi, aeroporti e stazioni ferroviarie ed è cominciata una nuova fase, un nuovo modo di vivere la giornata. “Il giorno della marmotta” ai tempi della pandemia, caratterizzato da un ritmo lento, dalla ripetizione di semplici azioni, dalla centralità ritrovata del vivere in famiglia, dal tempo disponibile per lunghe telefonate con mio fratello, i miei amici più cari, i miei figli.

 

Il lockdown ha sospeso il tempo, l’ha immerso in una dimensione nuova in cui scoperte piacevoli le hanno fatto apprezzare il segreto della lentezza, il silenzio e aspetti su cui la sua vita dinamica e frenetica non le consentiva di vedere. Non a caso tra le pagine del suo libro si legge la citazione di Jim Morrison “Fai attenzione alle piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi

Il giorno della marmotta ai tempi del virus, per quanto mi riguarda ha rappresentato il trionfo delle piccole cose, delle piccole azioni quotidiane. Il trionfo della loro importanza rispetto a ciò che è fatuo. L’importanza dell’essenziale rispetto al superfluo. Jim Morrison aveva perfettamente ragione. Si ripete spesso che quando la pandemia sarà finalmente sconfitta, nulla sarà più come prima. C’è un prima e ci sarà un dopo. Forse cambieranno stili di vita, abitudini ed aspirazioni. Vedremo….

 

Si legge “Ho preso atto di essermi anch’io adagiato sul comodo” e subito dopo fa un riferimento ad una posizione di papa Francesco coraggiosa e anticonformista sull’azione speculatrice della finanza…

 

Siamo un Paese che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie alla sua collocazione geografica, alla sua importanza geo-politica, sotto l’ombrello protettivo dell’alleato americano, si è evoluto, è cresciuto, si è istruito. Per la nostra importanza ai tempi della “guerra fredda” fra occidente ed oriente, ci sono stati perdonati sperperi e clientele in cambio della fedeltà atlantica e della disponibilità all’utilizzo del nostro territorio per interessi strategici. Pensavamo tutti che questo stato di cose potesse durare all’infinito. Purtroppo, non è stato così ed oggi ci troviamo ad essere un “paese vecchio adagiato in un mondo confuso”. Le protezioni a prescindere si sono esaurite.  Ha ragione Papa Bergoglio: “Siamo dentro una tempesta che smaschera la nostra vulnerabilità”. È tempo di sganciarsi dal pensiero unico dominante, quello della finanza al di sopra di tutto, che ci ha portati in un vicolo apparentemente senza uscita.

 

Ne Il giorno della “marmotta” ai tempi del virus dedica due capitoli alla città in cui vive, Napoli, e su come i suoi cittadini hanno reagito alla pandemia…

 

Io amo la mia città e soffro quando racconti stereotipati la descrivono secondo schemi precostituiti, secondo ritornelli, senza sviluppare pensiero e riflessioni accurate. Ho notato nei commenti su come abbiano reagito Napoli ed i napoletani al contingentamento pandemico, tanta pigrizia mentale. Bisogna prendere atto che ai disastri ed alle tragedie siamo purtroppo abituati da secoli. Ma nonostante tutto siamo ancora qui. Il napoletano sa bene che da ogni rischio può sempre nascere una opportunità.

 

Non manca un accurato focus sull’economia mondiale e su come nell’ambito della globalizzazione essa sia stata condizionata dalla pandemia e sulle conseguenze. 

 

Già prima del periodo pandemico certe logiche economiche avevano assegnato alla speculazione finanziaria un ruolo preminente, assoluto. Il trionfo del “pensiero unico dominante”.  Credo che la pandemia rappresenti la fine di un’epoca. Quello che avverrà dopo non potrà più essere uguale a quello che avveniva prima. Sarà un tempo di cambiamenti globali oppure si amplificheranno i divari sociali e le ingiustizie? Questa volta la partita ce la possiamo giocare. Speriamo di vincere, ma ci vorranno coraggio, intelligenza, discontinuità.

 

Non manca neanche un’analisi accurata sui mass media ai tempi del Covid e su come le informazioni siano contaminate da fake news e dal fenomeno dello storytelling.

 

Un classico “storytelling” è quello di cui parlavo precedentemente riguardo a come certa stampa racconta Napoli in modo stereotipato e pigro. Anche nel corso della pandemia. Per quanto riguarda il ruolo delle “fake news” e di chi da queste ci guadagna, il virus ha rappresentato un’occasione imperdibile. Si sono alimentate teorie complottistiche alimentate da oggettive ambiguità rispetto a quello che ci è stato detto essere successo e da errori commessi da chi ha dovuto gestire questa imprevista situazione. Ma queste persone, queste frange estreme non hanno l’obiettivo di trovare soluzioni per risolvere problemi, bensì vogliono sfruttare le criticità per avvelenare il clima già difficile e raggiungere obiettivi che nulla hanno a che vedere con gli interessi della parte della popolazione che vive maggiormente i disagi e le conseguenze della crisi economica e sociale dovute alla pandemia. Queste persone giocano a mettere i penultimi della società contro gli ultimi, facendo oggettivamente gli interessi dei privilegiati che da questi conflitti ne escono sicuri vincitori.  

 

La speranza di un “Nuovo Umanesimo”, etica della nobiltà umana… a tal proposito si legge: “Io penso che valga la pena credere e combattere per questo. Non lasciamoci infettare dal virus dell’indifferenza, a me l’entusiasmo non manca” e devo dire neanche a me…

 

Si, a me e spero a molti di noi questo entusiasmo non mancherà. Ripeto, servono entusiasmo, coraggio e determinazione. Una trasformazione epocale perché ormai abbiamo poco da conservare. Il futuro deve battere il presente. Dobbiamo riprendere a credere in una parola: progresso. Chi ha paura del progresso, ha paura dell’uomo. Ha paura di sé stesso. Serve un “Nuovo Umanesimo”.

 

Grazie e speriamo che quanto prima si spalanchino le porte ad un “Nuovo Umanesimo”. Osserviamo fiduciosi il rifugio della marmotta…

 

Grazie a voi per questa intervista. Affrontiamo le incertezze che sono tante in questi tempi. Accompagniamoci alla speranza. Scegliamo la speranza.

 

 

 

Daniela Vellani

 

 

 

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