Apologia di Alexi Kaye Campbell arriva al Teatro Mercadante

Kristin Miller è un’affermata storica dell’arte, donna passionale, colta, con un passato da militante sessantottina.  In occasione del suo compleanno riunirà la famiglia per una cena che già dall’esordio si preannuncia catastrofica. Rappresentato per la prima volta nel 2009 al Bush Theatre di  Londra, “Apologia” è la terza opera di Alexi Kaye Campbell, approdata al Teatro  Mercadante di Napoli in questi giorni.

Una produzione Centro Teatrale Bresciano – Teatro Stabile di Catania che andrà in scena dal 28 Gennaio al 2 Febbraio, con la regia di Andrea Chiodi  basata sulla traduzione di Monica Capuani e con Elisabetta Pozzi (Kristin Miller), Alberto Fasoli (Hugh), Christian La Rosa (Peter), Emiliano Masala (Simon), Francesca Porrini (Trudi), Martina Sammarco (Claire).

Un dramma familiare in due atti con un plot estremamente asciutto e chiaro ma contemporaneamente ricco di contenuti. Definito da Andrea Chiodi “ un novello Checov”, Campbell ha elaborato un gioiellino teatrale ricco di sagacia. L’azione è concentrata in un’unica stanza e in una sola serata, i sei personaggi si muovono nella giostra delle convenzioni sociali ma ad un certo punto il meccanismo si rompe. La cena da riunione di famiglia si trasformerà in resa dei conti, il confronto è brutale e a tratti grottesco e fa riemergere antichi rancori e contraddizioni. Kristin è accusata dai figli, Peter e Simon, di aver pensato solo alla propria carriera, abbandonandoli quando erano ancora bambini. I due fratelli, diametralmente opposti, rappresentano due diverse reazioni al trauma dell’assenza della madre: Peter a sua volta si è dedicato al lavoro in banca interessandosi solo ai soldi, Simon è crollato sotto al peso della depressione e della sensazione di inutilità. Al loro fianco vi sono le rispettive fidanzate, Claire, attrice di soap opera e compagna di Simon e Trudi, l’americana “ragazza della porta accanto”, fidanzata con Peter. Due coppie visibilmente in opposizione tra loro, così come i due fratelli tra loro. In questo suo aspetto strutturale Apologia rivela una sorprendente simmetria che non lascia nulla al caso, ogni personaggio ha il suo opposto. Eppure Peter e Simon rappresentano due aspetti della stessa medaglia che si rivelano sotto gli occhi sbigottiti di Kristin.  Dall’altro lato, anche questa matriarca forte e idealista, mostra le proprie ferite: a partire dalla separazione dal marito “umorale e manipolatore” che le ha portato via i figli, fino alla riflessione sul senso della propria vita, dedicata all’arte ma privata di una stabilità familiare ormai lontana.

Vi è una sottile critica alla gioventù degli anni 70’ che ha visto sgretolarsi le illusioni dei propri ideali sotto i propri piedi, passando dalle proteste contro la guerra in Vietnam alle ricche ville londinesi. L’accettazione di una vita borghese e mediocre in cambio della serenità oppure l’ossidazione di antichi ideali ormai privati del loro iniziale smalto.

In questa tenue decadenza c’è una forte somiglianza con il Tennessee Williams dello “Zoo di Vetro”. Simon non è che un “Tom”, figlio sensibile e profondamente ferito dalla vita, che si abbandona al proprio destino. L’atmosfera di disincanto e realismo è la medesima del dramma familiare di Williams. “Apologia” come lo “Zoo di vetro” rappresenta la fragilità delle illusioni e come queste si rivelino, ma anche l’instabilità della cupola di vetro all’interno della quale ognuno di noi si protegge. Terrorizzati dal fatto che, una volta rotta, siamo esposti alla vita, nudi, esattamente come siamo.

Un botta e risposta serrato e a tratti geniale rende il tutto magnetico, la trama scorre leggera. Il personaggio di Hugh, brillante e sfacciato amico di vecchia data di Kristin, svolge la funzione di collante tra i quattro personaggi opposti tra loro e Kristin. Il risultato è un dramma familiare ben articolato, moderno, appassionante.  Le tematiche profonde del testo sono sdrammatizzate da una scrittura estremamente asciutta e da un bel dinamismo scenico. “Apologia” non annoia, fa riflettere, fa sorridere, tocca i nervi scoperti di ognuno di noi.

Silvia Barbato