Napoli, alla Sala Assoli, con “Trianon” continua la rassegna dedicata a Enzo Moscato

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foto di Maria Mazzei

Da giovedì 25 a domenica 28 gennaio, “Trianon” di Enzo Moscato è in scena alla Sala Assoli di Napoli, con quattro donne magnifiche: Imma Villa, Mariachiara Falcone, Valeria Frallicciardi e Francesca Morgante. La storia è un grandissimo viaggio nell’opera di Moscato, un gioiello incastonato all’interno della rassegna “We Love Enzo”.

Con commozione si rende omaggio alla memoria di un artista solenne per la storia della drammaturgia teatrale. Moscato c’è nella dialettica, nel linguaggio avanguardista, nel napoletano “sporco ed elegante”, nella recitazione di donne che con rispetto e grinta rendono onore ad un artista unico. Come meritano i suoi testi ricchi di viaggi pindarici e scombussolamento emotivo.

“Che cos’è o’ Trianon?” è un carcere oscuro. Altro che smeraldi e gioielli. Chiuse in catacombe per un tempo infinito, per un motivo nullo. False promesse, e immeritate punizioni.

“Ci chiamano ME-RE-TRIX”, e ci trattano come l’immondizia: usate e poi abusate.

Gli spiriti in scena sono Nanà e tre Lulù. Tragiche e disperatamente comiche, le donne sono costrette ad un destino assurdo. La metafora di come nulla si può cambiare, ma di come la ribellione sia possibile, è nelle voci delle donne. Rilegate “abbasc o’ tamuorr”, rinchiuse giù senza che nessuno le porti fuori. Schernite dalla vita e da uomini prepotenti e senza vergogna. Disperate fanno rumore, battono così forte come una musica, “la musica dei disperati”. Sconsolate, narrano di scene macabre e atroci, ma così reali da infondere nell’animo dello spettatore un dolore angosciante. “Na capp, nu piezz e chiumm’“, solo morte e umidità.

“Murit comm’ at campat”

Quasi a dirsi che è inutile prendere aria, vivere e respirare. Si è solo un agglomerato di carne, destinato a buttare sangue mentre ti prendono e cambiano la posizione degli organi. Si è solo una discarica di liquidi e rifiuti, consapevole che non ci sia nulla di possibile per migliorare, quando fuori c’è gente crudele che gode dei guai altrui. “Ti marchiano” per poterne abusare, per essere alla mercè di certi uomini complessi definiti libri gialli.

Crude e taglienti, le donne di Trianon sono magnetiche. La lingua di Moscato prende voce attraverso le quattro pantere in scena. Graffiano le pareti del teatro narrando di tortura. Ma ridono dell’amarezza, distruggendo con sagacia l’ego umano. Enzo con la sua drammaturgia travolge lo spettatore e lo trascina oltre. E in questo caso, vuol dire immedesimarsi emotivamente con anime dannate e maledette, intente a schiaffeggiare l’ipocrisia idiota.

Il risultato è una tempesta di emozioni.

Roberta Fusco

Per info e prenotazioni, casadelcontemporaneo.it

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