Caserta, applausi per “Della storia di G.G.” con Gea Martire

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Applausi interminabili per la seconda serata di “Della storia di G.G.”, in scena il 3 e il 4 febbraio al Teatro Civico 14 di Caserta,  dal racconto di Mariagrazia Rispoli, regia di Mariano Lamberti, drammaturgia e protagonista, l’eccezionale Gea Martire. Eccelsa in un’eclettica esibizione in stile black comedy, Gea è la regina della scena, in un monologo originale di schizofrenia grottesca.

La storia è quella di una donna che subisce la dolorosa perdita del padre. Straziata, smarrita per l’angoscia di aver perso una figura fondamentale e di riferimento per la propria vita, d’improvviso resta sbigottita quando i suoi occhi si posano su Gennaro Gargiulo, l’impresario delle pompe funebri. Con il rischio di sembrare inappropriata, a causa della situazione sconveniente, la donna non può fare a meno di pensare a quanto fosse “bello, alto, con  le physique du rôle”. L’agitazione diventa eccitazione, per poi diventare frenesia lussuriosa.  Gennaro è irresistibilmente affascinante, anche se è sconveniente flirtare improvvisamente con uno sconosciuto. Soprattutto al funerale del padre. “È impensabile”, eppure lei, “una persona così decisa, diretta e senza paure” ha un colpo di fulmine e le gambe molli per un uomo appena incontrato.

Le risate non mancano, incastrate divinamente da Gea Martire, che guida lo spettacolo verso un dolore ironico. La protagonista è in lacrime da sola, lontana da tutti per aver perso l’uomo che l’ha sempre coccolata, supportata e viziata. Ma d’un tratto, come se ci fosse un’altra donna dentro sé, si ritrova a provare un’irresistibile attrazione, per la quale non c’è paracadute. È una lotta con sé stessa, tra lo strazio nel vedere l’anima liberarsi dal corpo di chi le ha generato la vita, e la passione ardente per il becchino.

In lei si genera asfissia, smarrimento, mentre l’anima si dibatte tra piacere e lutto, e “brucia, brucia, brucia”.

Non riesce a non essere travolta da una tempesta di desiderio che iracondo batte per uscire fuori dal grigiore e dall’autunnale quotidianità, che come un letargo assopisce gli anni. La vita pretende di essere mare mosso e non pantano. E nonostante ci sia l’uomo meno opportuno al momento, qualcosa nella donna si risveglia.

“La storia di G.G.” è l’emblema di come con destrezza si può creare la commedia anche nel dolore. La realtà è viva e vigile sul palcoscenico del Civico14, ad ammirare il tormento comico di una donna stralunata. Da tratti torbidi a cristallini, nel mare di G.G. vale la pena tuffarcisi, solo per imparare come muoversi, ritrovare il fiato e prendere un respiro, per ridare luce al proprio finale.

Roberta Fusco

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