Napoli, al Teatro Bellini, continua il successo de “Le cinque rose di Jennifer”

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foto di Ersilia Marano

In un’interpretazione commovente de “Le cinque rose di Jennifer” attualmente in scena al Teatro Bellini di Napoli, dal 10 al 14 gennaio, gli attori Daniele Russo e Sergio Del Prete sotto la magistrale regia di Gabriele Russo, riportano in vita il toccante testo di Annibale Ruccello, drammaturgo, regista ed attore napoletano, una delle voci più sensibili e profonde del panorama teatrale italiano del secondo novecento.

La scena si apre con luci soffuse, svelando la casa di Jennifer (Daniele Russo), protagonista di questa piéce, trasportata sul palcoscenico. In un piccolo spazio, un tavolo da pranzo tondo accoglie un vaso di rose, mentre la toilette rivela i trucchi di Jennifer, un travestito della Napoli degli anni ’80. Il tocco eccentrico si completa con un divano rosso circolare, donando all’ambiente un’atmosfera kitsch.

Nel quadro completo, la presenza costante e significativa della radio, sintonizzata sempre su Radio Amore Libero, che trasmette canzoni di Mina, Patty Pravo, Romina Power, Gabriella Ferri, intervallate dalle notizie del telegiornale, che parla di un serial killer che si aggira nel quartiere dei travestiti e che li uccide lasciando come segno distintivo cinque rose su ogni tragico destino.

Jennifer parla da sola, al telefono, alla radio o con una vicina di casa. Questo è il palcoscenico del suo mondo, carico di ansia ed aspettative per qualcosa che spera si realizzi. La sua vita emotiva e non, ruota attorno a questa attesa, attraverso monologhi logorroici e divertenti, un impasto tra italiano e dialetto, e le canzoni che sono rivelatrici delle sue emozioni più profonde e nascoste. È l’attesa di Franco, un ingegnere di Genova che ha conosciuto mesi prima, di cui si è profondamente innamorata e nutre il sogno, il desiderio, l’illusione di sposarlo. Ogni volta che squilla il telefono si ravviva la speranza che possa essere lui, ma sistematicamente la chiamata è destinata a qualcun altro, per colpa di un difetto alle linee telefoniche di tutto il quartiere. Il gioco dell’attesa si trasforma in un crescendo di angoscia, dolore, paura, disperazione, solitudine, diventando insostenibile: “in quel Franco sei tu”, è racchiusa la storia di Jennifer e del suo destino.

Accanto alla protagonista, troviamo il personaggio del travestito Anna, magistralmente interpretato da Sergio Del Prete. Anna non è solo un possibile assassino, ma anche un riflesso del protagonista, forse una sua proiezione inconscia. Che sia verità o illusione, Anna è sempre speculare a Jennifer, orbita attorno al suo mondo, svelando gesti nascosti e appropriandosi dei suoi oggetti una volta dentro casa. Daniele Russo, nel ruolo di uno dei personaggi più riusciti di Annibale Ruccello, si muove abilmente tra accenti comici sottolineati ma non esagerati e momenti drammatici, riuscendo tra un sorriso e una lacrima ad emozionare il pubblico in sala.

Accanto a questi personaggi reali, va messo in risalto il ruolo significativo del telefono e della radio. Essi non sono semplici oggetti di scena, ma diventano voci rilevanti che sottolineano ed amplificano il dramma vissuto da Jennifer, una diva completamente sola.

Il nucleo e il cuore di questo spettacolo lo troviamo e ritroviamo in Jennifer, e nei contenuti profondi che affronta, come se ci portasse nei suoi abissi senza paura e senza censura, esplorando la solitudine, la depressione, la diversità, l’emarginazione, l’angoscia, l’ambiguità, il dolore, le ferite dell’anima.

Jennifer sembra creare un mondo parallelo, distante dalla realtà, intrappolato in ossessioni e fantasmi interiori, senza via d’uscita. Alla fine, la disperazione e l’infelicità prevalgono, e il messaggio di Jennifer si traduce in un urlo di dolore inascoltato.

Ersilia Marano

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