Napoli, dedicato alla difesa del sistema sanitario pubblico, il nuovo murale di Jorit

foto Giuseppe Panza

Bansky disse: “Alcune persone vogliono rendere il mondo un posto migliore. Io voglio solo rendere il mondo un posto più bello. Se non ti piace, puoi dipingerci sopra!” e a nostro parere è ciò che cerca di fare Jorit.

Classe 1990, Jorit Agoch è uno degli street artist più influenti al momento. I suoi lavori tappezzano non solo le strade di Napoli e delle periferie ma anche di città come Bruxelles, Parigi, Lisbona, Berlino, Stoccolma, Londra, Amsterdam, Praga, e tanti altri ancora sparsi per lo stato americano.

Grazie alla sua arte riesce a dar voce a realtà marginali, attraverso opere con un forte carattere rivoluzionario, realizzando una vera e propria lotta verso il cambiamento.

Attualmente è impegnato all’Ospedale Cardarelli di Napoli, dove su una facciata verso l’ingresso principale sta realizzando il volto di Antonio Cardarelli. Data la sua presenza, abbiamo approfittato per scambiare due parole con lui cercando di capire chi si cela dietro alle opere d’arte che ormai tutto il mondo conosce.

Per iniziare: chi è Jorit?

Ho iniziato a 13 anni a Quarto nel deposito dei treni di Quarto Officina, partendo con le tag, le lettere, il nome: tutto parte del mondo legato al graffiti writing. Dopo mi sono avvicinato alla raffigurazione dei volti che facevo più quando ero bambino, diciamo a scuola, dato che mi piaceva disegnare i volti e ho portato questa cosa all’interno del mondo così chiamato dei graffti che poi negli ultimi anni è chiamato street art. Da lì ho iniziato poi a dipingere in giro.

Come nascono i tuoi lavori?

Sono idee, iniziative che partono da me, che spingo per realizzare. Poi possono diventare commissioni private. Per esempio a Scampia, è stata una mia idea, poi mi sono trovato con la Regione che voleva riqualificare quella piazza. Così come il San Gennaro a Forcella, lì, p anche i commercianti mi hanno aiutato molto. In tutto questo, tra pubblico e privato, la cosa più importante per me, è la libertà d’espressione, se non me la lasciano, non faccio niente.

 Come pensi si unisca, sotto il punto di vista sociale, la commissione privata con murales dal carattere rivluzionario?

Sono contento di lavorare per lo Stato, quando capita, non è una discriminante, però è chiaro che valorizzo le cose positive come la scuola e il sistema sanitario. Lo Stato siamo anche noi, quindi non dobbiamo solo puntare il dito nei confronti delle Istituzioni, ma cercare di fare il nostro dovere anche noi come cittadini. Per me è una conquista quando gli enti istituzionali, ad esempio la Regione mi commissionano e finanziano le mie iniziative.

Per Jorit i murales sono un simbolo di rivoluzione, potresti spiegare il tuo pensiero a riguardo?

Per me, ad esempio, rivoluzionario è stato dipingere il volto di San Gennaro ispirandomi a quello di un mio amico. L’idea era quella di santificare un lavoro molto umile come quello del carrozziere, e ho pensato  potesse essere importante. Il murale dedicato ad Angela Davis, ovviamente perché è una delle figure rivoluzionarie statunitensi più importanti; così come quello di Pasolini, simbolo di una rivoluzione culturale e sociale.

A Napoli sei molto importante ma hai lavorato anche in America e in giro per l’Italia e  Europa. Cosa vorresti fare che non hai ancora fatto?

A Napoli sono importante perché sono uno dei pochi che si cimenta in questo tipo di opere.  Nel mondo, invece c’è molto altro, basta spostarsi già a Roma, dove ci sono 150 facciate. Purtroppo Napoli, almeno per adesso, è una realtà ancora provinciale, sono riuscito a fare a San Giovanni, quattro facciate a 10 piani, un bel progetto, abbastanza importante. Mi piacerebbe portare il mondo a Napoli, dato che ho viaggiato tanto, mi piacerebbe portare qualcosa di importante nella mia città.

Come nasce quest’ultimo lavoro al Cardarelli?

Io e Ciro Verdoliva ci siamo incontrati in un altro contesto e abbiamo pensato, guardando questo muro “Ma perchè non ci facciamo qualcosa?” e poi è nata l’idea di ritrarre Antonio Cardarelli. Ho chiesto se potevo dire ciò che volevo, avendo la conferma, ci siamo trovati a fare questo progetto. Io all’esterno, realizzando il murale e lui all’interno, entrambi con l’intento di valorizzare il sistema sanitario nazionale.

Nelle tue opere ci sono dei messaggi importanti.  Per esempio, in questo lavoro su Cardarelli,qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Il messaggio è la difesa del sistema sanitario pubblico, come elemento importante per una società che sia comunitaria e non centrata su singoli egoismi individuali, un sistema sanitario pubblico è una grandissima conquista, forse una delle più importanti per il progresso dell’umanità.

 

 Roberta Fusco