Napoli, al Teatro TRAM, emozioni e ricordi per “ESTER e l’ape su fiore blù”

unnamed (2)Coinvolgimento, interpretazione magistrale, accompagnamento musicale raffinato e virtuoso, regia ben curata, luci ed ombre da atmosfera suggestiva, testo intenso e comunicativo, sono alcuni degli ingredienti miscelati in un frullatore di emozioni che caratterizzano lo spettacolo “ESTER e l’ape su fiore blù” rappresentato ieri, con replica stasera nel cuore della città di Napoli, a Port’Alba, presso il teatro Tram (una prima rappresentazione è stata fatta il 25 gennaio al teatro Sala Ichos di San Giovanni a Teduccio ). Si tratta di un lavoro prodotto dall’Associazione Culturale Tingek Tangel, con la regia di Nina Borrelli, l’aiuto regia di Michela Ascione, l’attrice e cantante Marianita Carfora nelle vesti di Ester Carelli e il fisarmonicista Rocco Zaccagnino.

In apertura dello spettacolo Nina Borrelli dedica un pensiero all’avvocato e grande filosofo Gerardo Marotta, recentemente scomparso. Subito dopo entra in scena Rocco Zaccagnino che, accompagnato dalla fisarmonica, a voce alta presenta la protagonista Ester Carelli, una nota cantante ebrea. Questa, avvolta in un grande scialle a rete e in un abito nero a tubino, compare tra il pubblico. Una volta guadagnato il palcoscenico, che diventa un night club agli inizi degli anni ’50, con fare disinvolto, molto sexy, ammiccante e con movenze seducenti, esegue Blue Moon, accompagnata dal talentuoso fisarmonicista. Subito dopo la cantante, in un monologo ben articolato, inframezzato da canti delle più celebri ballate tradizionali yiddish, danze “improvvisate” ed una cornice di melodie sprigionate dalla fisarmonica, racconta la sua storia, facendo un viaggio a ritroso nel tempo, ripercorrendo ricordi belli, ricordi fortemente struggenti e pregnanti di rabbia, disperazione e rassegnazione. Attraverso il passare del tempo, come pezzi di un puzzle scorrono così “immagini” di una fanciullezza piena di colori e giochi, all’insegna del sorriso, della serenità familiare del piacere di viaggiare in treno. Via via, però, i toni si fanno cupi, tristi, rabbiosi con lo scoppio della guerra, la deportazione ed il terrificante sprofondare nell’abisso di un campo di concentramento dove gradualmente, col susseguirsi delle stagioni, si spegne tutto: amore, gioia di vivere, interessi, colori. La protagonista si vede costretta a tagliare i capelli dei deportati e a svolgere mansioni varie, tra ordini e folli rimproveri urlati rabbiosamente dai suoi aguzzini. Ma, una speranza di tanto in tanto emerge dal luridume morale in cui lei si trova immersa e che la rende disperatamente delirante. Essa è rappresentata da un fazzoletto su cui è ricamata un’ape pregnante di musica che, attraverso una staffetta esistenziale,  giunge all’epilogo in cui una frase espressa da un amico del padre davanti ad un pianoforte “La musica è ovunque, se la saprai trovare ti porterà lontano” che l’aveva rincuorata nei momenti più bui, trova la sua giusta collocazione e la vita tornerà a pulsare nelle vene assieme a lei e all’amore di un uomo.

Si tratta di storie nelle storie da ricordare affinché certi errori non si ripetano mai più, rese molto bene da Marianita Carfora con grande espressività toccante, emozionante, commovente e coinvolgente, brava anche nelle interpretazione delle canzoni in una lingua difficile. Il tutto amalgamato dalle esecuzioni musicali di Rocco Zaccagnino, mago della fisarmonica.

Un grande plauso va naturalmente a Nina Borrelli e Michela Ascione che con testi e regia hanno ben strutturato un lavoro molto interessante e di grande spessore.

 

Daniela Vellani