Le Streghe di Lenzavacche: un libro che insegna ad abbracciare il destino con amore.

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simonaMai come in questi tempi sono profondamente sociali e frequenti i dibattiti in cui si discute di diversità e intolleranza, temi sempre più attuali dove quotidianamente ciascuno deve confrontarsi. “Le Streghe di Lenzavacche” di Simona Lo Iacono, presente fra i dodici libri che quest’anno si contendevano il Premio Strega, è un libro che racconta la diversità, l’emarginazione, l’amore e le passioni, scevri dai soliti luoghi comuni. Quest’autrice siracusana, magistrato presso il tribunale di Catania, seguendo un processo nella contrada di Lenzavacche, come lei stessa racconta, ai danni di una minore disabile a causa della negligenza di un professore, scopre un Regio decreto del lontano 1925, il numero 653, nato in pieno regime di propaganda fascista, che consentiva ai disabili di accedere all’istruzione pubblica in classi differenziate. Una legge miracolosamente sopravvissuta, probabilmente per dimenticanza, alle susseguenti emanazioni delle reggi razziali e i programmi di eugenetica (che imponevano l’eliminazione dei disabili e dei malati) e tutt’oggi in vigore!  Se si pensa che bisogna giungere al vicino 1992 per parlare di diritto allo studio ai disabili, con la legge 104, e addirittura il 2010 per la L. 170 che disciplina l’inserimento per gli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento, comprendiamo quanto questo decreto abbia fatto volare l’immaginazione dell’autrice, e per fortuna, diremmo noi, consentendole di regalarci questo delicato e fantasioso romanzo.

La struttura del libro è particolare, nella Sicilia ai tempi del fascismo, la storia si dipana in una prima parte in cui si alterna il racconto di Rosalba, erede di una dinastia di streghe e madre di Felice, bimbo disabile dalle enormi difficoltà motorie ed espressive, e le lettere del maestro Mancuso, impegnato con la difficile introduzione dei suoi metodi innovativi e liberali in una scuola del periodo fascista, ad una fantomatica zia. Due personaggi che nella trama non hanno alcun legame apparente, i cui intrecci si scoprono solo alla fine, in un’atmosfera di veggenza e predizioni che legano passato, presente e futuro. Sullo sfondo la presenza di nonna Tilde che vigila sapiente nella vita del nipote, cercando soluzioni, interpretando sogni e desideri inespressi. Le pagine del testamento di Assennato Corrada, antenata dalle vicende tormentate e capostipite delle streghe di Lenzavacche, attraverso un linguaggio seicentesco, danno vita alla seconda parte, a risolvere il mistero che si va, via via, rivelando fino alle ultime pagine del libro.

Così Rosalba, durante il dialogo spirituale a suo figlio, lucidamente rivela: “E allora penso che dobbiamo sembrarti tanti mostri, Felice, con le nostre apparenze, con quell’arroganza che ignora la fine, con quell’illusione di eternità che ci rende futili e senza pace, o con quella pretesa di sapere cosa accadrà domani.”

La ricerca del proprio passato e la speranza di un riscatto nel futuro, l’accettazione del proprio destino senza che questa diventi rassegnazione ma, anzi, spinta a trovare nuove strade e la bellezza nell’amore e nella diversità, fa di questo libro un piccolo tesoro con cui nutrire il cuore, affrontando temi forti con delicatezza ma senza buonismo e locuzioni melense.

La rassegna Incontri d’autore a Casal Velino di Salerno vedrà, nella data del 29 agosto alle 18.30, Simona Lo Iacono presentare le sue streghe, appuntamento che darà l’occasione di ascoltare il romanzo declamato dalla stessa autrice.

Ulteriori dettagli sul sito www.edizionieo.it/book/9788866327493/le-streghe-di-lenzavacche

 

Lucia Dello Iacovo

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