Alessandro Baricco ai giurati del Giffoni: “Non smettete di apprendere lo stupore”

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Alessandro Baricco

Il mare, la letteratura francese e il mito dell’America: l’articolata parabola disegnata dall’esistenza di Alessandro Baricco avanza grazie alle suggestioni di questi momenti essenziali. Torinese di nascita e cittadino dei due mondi per adozione, l’autore simbolo di una letteratura ancora capace di smuovere e di influire sul pensiero collettivo ha incontrato una sala gremita di giurati e ha ripercorso il suo percorso professionale insieme ai giovani protagonisti della Masterclass.

«Mi piace spesso partire da un assunto: non credo esistano libri che vadano obbligatoriamente letti da ognuno di noi. Molto più semplicisticamente potrei raccontarvi quali opere hanno costituito le pietre miliari su cui ho edificato la mia coscienza», ha premesso l’autore di libri indimenticata come Oceano mareCastelli di Rabbia e Novecento. «Probabilmente non sarei l’uomo che osservate oggi, se non avessi letto Flaubert, Proust e Salinger. Da questi tre, in maniera specifica, ho appreso rispettivamente la grandezza della parola, la fantasia costruttiva del pensiero e l’imprescindibile semplicità di resa. Tre letterati assolutamente distanti tra loro, che però mi hanno anche confermato un’altra semplice verità: la letteratura non potrà mai essere totalmente insegnata, perché sarà impossibile che si afferri nella sua totalità e irripetibilità il lampo di genio che ha dato corpo alla genesi di un’altra storia».

Un uomo capace di commoventi astrazioni, il padre d’inchiostro della trasposizione cinematografica Il pianista sull’oceano non ha comunque mai perso l’abitudine alla concretezza: «ho accettato con entusiasmo la possibilità di partecipare a una kermesse sana e viva come il Giffoni Film Festival. Mi affascinava l’idea di potermi raffrontare con tanti giovani in età scolare, con una certa attesa di intensità dalla vita, con un’idea ben precisa di Bellezza, a cui poter raccontare quanto la scuola li stia derubando di ogni forma di stupore. Si continuano a sovvenzionare e a tenere in vita progetti di cultura elitari, un certo teatro borghese a capo fila, e non si dirottano mai abbastanza fondi per l’istruzione. Alla politica, se potessi, domanderai solo di non lasciare andar via dalle aule tutti i ragazzi, senza aver insegnato loro la cultura, l’arte e la musica».

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