Napoli Teatro Festival Italia inaugura la mostra dedicata a Tina Pica

foto Enrico Fedrigori

Venerdì 15 giugno al Napoli Teatro Festival Italia, si parte con l’inaugurazione della mostra dedicata a Tina Pica (“Tina Pica 1884-1968”, a cura di Giulio Baffi, Quartieri Airots – Chiesa dei 63 Sacerdoti, ore 18). La sezione Letteratura accoglie la poetessa Livia Chandra Candiani e Maria Pia De Vito a Villa Pignatelli (ore 19). In prima nazionale, il Teatro delle Albe con “fedeli d’Amore – polittico in sette quadri per Dante Alighieri” di Marco Martinelli, interpretato da Ermanna Montanari ( Teatro Sannazaro, ore 21) e Ginestra Paladino, protagonista di “Ritratto di Dora M.” per la regia di Francesco Frongia (al Teatro Nuovo, ore 21). Alle 21, al Teatro Civico 14 di Caserta va in scena la prova aperta del laboratorio realizzato per il Festival da Punta Corsara. Continua, alle 22.30, nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, la retrospettiva dedicata a Francesco Rosi, con la proiezione de “Le voci di dentro”.

L’attrice Tina Pica, a cinquant’anni dalla morte, viene celebrata attraverso la mostra “Tina Pica 1884-1968”, curata da Giulio Baffi, che sarà inaugurata alle ore 18.00, presso Quartieri Airtos – Chiesa dei 63 Sacerdoti. Nell’allestimento sono esposte 84 testimonianze, tra fotografie “di famiglia” e foto scattate sui set cinematografici, ritratti, locandine, articoli, copioni, oggetti appartenuti alla grande, popolare ed amata donna-personaggio. L’allestimento è stato realizzato da Luigi Ferrigno, con la collaborazione di Sara Palmieri e Laura Simonet. Il coordinamento è di Angioletta Delli Paoli; le ricerche di Velia Basso, l’organizzazione di Vesuvioteatro.org. Per ricordare la grande attrice, sarà inoltre proiettato in anteprima il docufilm Fratello ricordati di Tina Pica di Lucilla Parlato e Federico Hermann, prodotto da Identità Insorgenti.

Alle ore 19.00 a Villa Pignatelli, il pubblico del NTFI incontra la poetessa Livia Chandra Candiani e la musicista Maria Pia De Vito. I versi della Candiani, poetessa e traduttrice italiana, la cui scrittura è come una preghiera che va felicemente asincrona rispetto al cavalcare dei tempi, tengono fermo l’elemento metafisico dell’esistenza. A fare da contrappunto musicale ai suoi versi, Maria Pia De Vito con The circle game, un brano in omaggio a Demetrio Stratos.

 Ancora alle ore 21.00, al Teatro Civico 14 di Caserta, va in scena l’esito del Laboratorio sull’attore di Punta Corsara, “Il secolo dopo – Farsa ininterrotta e copiosamente rintracciabile in Cervantes, Molière, Petito e qualche Anonimo”. Emanuele Valenti, Gianni Vastarella e Marina Dammacco (con l’aiuto di Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Valeria Pollice) hanno guidato un gruppo di allievi (Vincenzo Bellaiuto, Angela Bertamino, Maria Lucia Bianchi, Angelica Bifano, Giuseppina Cervizzi, Cristel Checca, Silvio De Luca, Carla Ferraro, Giuseppe Fiscariello, Christian Giroso, Marcello Gravina, Sara Guardascione, Lisa Imperatore, Giuseppe Macauda, Marcello Manzella, Valeria Pollice, Nello Provenzano, Elisabetta Raimondi Lucchetti, Antonio Torino, Maria Luisa Zaltron), per condividere le loro modalità di lavoro. Attraverso lo studio di testi di repertorio e giochi di improvvisazione, la compagnia affronta il rapporto con la tradizione e la ricerca di una comicità che può diventare anche strumento per raccontare il presente.  “ La farsa – si legge in una nota dello spettacolo – attraversa crudelmente secoli di storia teatrale e scorre, latente o straripante, nella scrittura di autori in apparenza lontani, da Cervantes a Petito, da Molière a Lope de Rueda. Non abbiamo fatto altro che individuare questo suo corso inarrestabile e seguirlo, da secolo a secolo, in un richiamo evidente tra pulsioni, istinti, macchinazioni e botte da orbi. Quello che non sapevamo è quanto tutto questa materia, di vita e di scena, potesse portarci a riflettere sul teatro e le sue leggi, sulla verità dell’attore e sullo stupore dello spettatore. Abbiamo chiesto agli attori partecipanti al laboratorio di restituirci la visione fiammante di uno spettacolo per loro significativo, che hanno guardato come Molière guardava Tiberio Fiorilli e la sua maschera di Scaramouche. Il senso di questo percorso/laboratorio è qui, nell’incontro tra i loro sguardi vivi sul teatro e la materia viva della farsa. Non ci interessa che forma possa assumere questo incontro; l’importante è che accada nel secolo dopo, cioè oggi”.

Alle ore 21.00 al Teatro Sannazzaro, in prima nazionale “fedeli d’Amore” la nuova creazione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, una scrittura originale di Martinelli che riflette sulla potenza della poesia dantesca, centrata sul recitar-cantando di Ermanna Montanari. Un “poemetto scenico” con gli interventi artistici di Luigi Ceccarelli e Simone Marzocchi, Marco Olivieri e Anusc Castiglioni.

In “fedeli d’Amore” a parlarci, nei singoli quadri, sono voci diverse: la nebbia in un’alba del 1321, il demone della fossa, un asino in croce, il diavolo del rabbuffo, l’Italia che scalcia se stessa, Antonia figlia del poeta, una fine che non è una fine. Queste voci ci parlano del poeta fuggito dalla sua città che lo ha condannato e ora è sul letto di morte in esilio, in preda a febbre malarica, con la mente annebbiata e delirante. E sulla soglia del passaggio estremo è aggredito da visioni e lampi dal passato, fino a ritrovare l’antica amicizia con i fedeli d’Amore, e la visione del Dante bambino. Voce e scrittura disegnano l’opposizione allo stato delle cose che governa il mondo. Amore è ciò che ci fa ribelli, è la forza che libera l’umanità dalla violenza, che salva “l’aiuola che ci fa tanto feroci”. Le voci sono un’unica voce che ne sa contenere innumerevoli, quella di Ermanna Montanari: aria, fuoco, suono, materia. La drammaturgia porta il segno della scrittura “corsara” di Marco Martinelli, capace di intrecciare l’intimo e il politico, psiche e mondo.  “Avventurarsi nella selva luminosa delle opere di Dante – affermano i registi Martinelli e Montanari – significa trovarsi di fronte a direzioni impreviste e sorprese feconde. Ecco perché, dopo il magmatico INFERNO realizzato con Ravenna Festival la scorsa estate, e in attesa dell’altrettanto corale PURGATORIO, che realizzeremo nel 2019 con Matera – capitale della cultura europea – e ancora con Ravenna Festival, abbiamo sentito la necessità di creare questa mandorla per il palco, un poemetto scenico dove una sola voce si incarica di farne suonare innumerevoli. Un concerto che evoca la morte del poeta nel 1321, per resuscitare la radicalità della sua visione etico-estetica nel tempo presente”.

fedeli d’Amore si inserisce tra quei titoli del repertorio delle Albe che testimoniano l’incessante ricerca drammaturgica, vocale, musicale e visiva in sinergia con ‘compagni sapienti’ come Luigi Ceccarelli e Marco Olivieri, Anusc Castiglioni e Simone Marzocchi, all’interno di quel solco dove centrale è l’alchimia vocale-sonora della figura. Replica il 16 giugno alle 21.00 e il 17 giugno alle ore 19.00.

Alle 21.30, al Teatro Nuovo, sarà la volta di un’altra prima italiana, Ritratto di Dora M., con Ginestra Paladino, diretta da Fabrizio Frongia. La Paladino, in scena è sola, intensa come Dora Maar, la cui straziante esistenza è stata ritratta dalla scrittura di Fabrizio Sinisi. La Maar è figura che ha attraversato tutto il ‘900. L’artista, nella prima metà della sua vita, è stata vicina alla Parigi artistica e culturale dell’epoca e il suo obiettivo fotografico ha documentato la creazione di Guernica. Proprio con Picasso, la fotografa vive un amore travolgente, dal quale esce spezzata, vittima delle sue stesse crisi psicotiche. Soccorsa, curata e accudita da Jacques Lacan e da sua moglie Sylvia Bataille, per superare l’abbandono, si dedica alla pittura e alla religione e si chiude in un’esistenza fatta di meditazione e solitudine. L’immagine di Dora reclusa, mistica, piegata nel corpo dall’artrosi, ma sempre più raffinata nello spirito, affascina, incuriosisce e appassiona. La messinscena si avvale dalle musiche originali di Carlo Boccadoro; le scene e i costumi sono di Erika Carretta. Lo spettacolo va ancora in scena il 16 giugno alle alle 19.00 e il 17 giugno alle 21.30.

Nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, alle 22.30, si proietta Le voci di dentro, con la regia teatrale di Francesco Rosi. In questo spettacolo, il regista, insieme a Luca De Filippo, prosegue, dopo Napoli milionaria!, il discorso teatrale sulla drammaturgia di Eduardo.

La serata di eventi si conclude nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, che accoglie il Dopofestival, momento di condivisione che riunisce pubblico e artisti in uno dei luoghi più suggestivi della città.

Casa del Festival

Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito, 1

Orario biglietteria 10.0019.00

biglietteria@napoliteatrofestival.it

 

napoliteatrofestival.it