Sanremo, “Ciao amore, ciao” ritorna nella versione di Patrizia Cirulli

Il 27 gennaio del 1967 ci lasciava Luigi Tenco. Delle sue ultime ore rimangono le note di una canzone, “Ciao amore, ciao”, presentata con Dalida alla XVII edizione del Festival di Sanremo, ed esclusa dalla finale della competizione.

Il brano, che ha attraversato generazioni diventando un classico della canzone italiana, dal 27 gennaio di quest’anno è su YouTube nell’interpretazione “live in studio” della cantautrice milanese Patrizia Cirulli. E poi ritornerà nella città di Sanremo, nei giorni del festival, dal momento che Patrizia Cirulli, accompagnata dal maestro Vince Tempera, farà parte del cast di “Sanremo senza confini”, la manifestazione organizzata dal magazine “L’Isola che non c’era” e che vedrà un fitto calendario di appuntamenti musicali, tutti i pomeriggi all’interno della sede del Club Tenco. I due, sabato 9 febbraio, saranno anche a Casa Sanremo a “Terre del Bussento Magazine”, il contenitore televisivo quotidiano di circa 50 minuti che andrà in onda direttamente dal Teatro ‘Ivan Graziani’.

Il pezzo di Luigi Tenco fa parte dell’ultimo lavoro discografico dell’artista milanese, “Sanremo d’autore” (arrivato in cinquina alle Targhe Tenco nella sezione “interpreti”), ovvero la rilettura di alcuni brani che hanno partecipato alla kermesse canora arrivando ultimi, penultimi o che sono stati esclusi dalle serate finali.

E “Ciao amore, ciao” ne è clamorosamente l’esempio.

Erano anni difficili quelli, stava per affacciarsi anche in Italia la contestazione giovanile più dura. Oltreoceano i ragazzi protestavano per la guerra in Vietnam, qui il Papa lanciava anatemi sul divorzio. Nel mirino anche i cantautori: Tenco, come altri, accusato di disimpegno “vuole dare – racconta il giornalista e autore televisivo Giancarlo Governi nel libro “Il mio posto nel mondo “ di Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio Secondiano Sacchi – una risposta concreta ai suoi contestatori che lo accusano di volersi integrare nel sistema. Cerca una canzone che tratti in forma poetica un problema reale della società italiana del momento. E arriva ‘Ciao amore, ciao'”. Il brano, spiega ancora Governi, nella prima versione si rivolge ad una donna, la seconda contiene già il tema dell’emigrazione, nella terza cambia addirittura titolo e diventa ‘Li vidi tornare’ e parla di soldati che tornano dalla guerra. Nell’ultima versione “Tenco ha trovato il problema concreto e doloroso della società italiana: l’emigrazione interna che in quegli anni del miracolo economico ha costretto migliaia e migliaia di italiani a lasciare il paese natale per ritrovarsi in città”.

Ma qualcosa andò storto: forse l’Italia non era pronta; troppo poco per chi già stava per seguire i segni della rivolta provenienti dall’America, troppo per i conservatori.

Così “Ciao amore, ciao” e Luigi Tenco diventano un simbolo, un grande spartiacque nella storia della canzone italiana: quella che viene prima di Tenco e quella che arriva “dopo Tenco”. Lì, dove parte la strada che porterà alla grande canzone d’autore degli anni Settanta di casa nostra.