Napoli, al Teatro Bellini, è in scena “Una casa di bambola”

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Al Teatro Bellini, dal 21 al 26 febbraio, è in scena “Una casa di bambola”

di Henrik Ibsen, traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah

Con Filippo Timi,
Marina Rocco, nel ruolo di Nora,
con la partecipazione di Mariella Valentini

e con Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Paola Senatore

spazio scenico Gian Maurizio Fercioni – elementi scenici Barbara Petrecca – costumi Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele – luci Gigi Saccomandi – musiche Michele Tadini

Produzione Teatro Franco Parenti/Fondazione Teatro della Toscana

 

Il motivo per il quale Casa di bambola viene continuamente rappresentato in tutto il mondo (perfino in Cina),  dipende dal suo tema centrale, interessante per tutti, sempre attuale perché universale: il confronto tra l’identità maschile e  quella femminile. Se si analizza senza pregiudizi il testo, senza dare per scontato che Nora stia dicendo la verità quando afferma di essere sempre stata trattata come una bambola, e ci si lascia trasportare dalla complessità della trama, anche solo per la semplice curiosità di sapere come va a finire, si capisce molto chiaramente che non è lei la vittima, anzi, è lei che regge i fili e che manipola il marito Torvald, obbligandolo ad interpretare ruoli diversi.

 

Il complesso intreccio, avvincente come un thriller e intrigante come un giallo, fatto di sentimenti e passioni, truffe e calcoli, inganni, utopie e rese dei conti, è solo un pretesto che Andrée Ruth Shammah usa per coinvolgerci in un appassionante viaggio nei rapporti tra i diversi e sofisticati ruoli maschili e femminili che popolano il testo ibseniano, tenendo però ben presente la natura ambigua di Nora, responsabile principale di una semplificazione ricorrente su Casa di bambola che nel testo, così come nella vita, in realtà non esiste.

Andrée Ruth Shammah

 

 

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