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Piacenza, al Teatro Trieste 34, è di scena lo spettacolo “La vita è breve”

Torna a Piacenza, dopo un lungo viaggio fatto di esperienze e di incontri (con tappa anche a Barcellona), lo spettacolo “La vita è breve”, decisamente trasformato rispetto all’anteprima andata in scena, proprio qui nella nostra città, qualche anno fa.

Valentino Rossi, autore e protagonista, ci assicura che il titolo perentorio non vuole indurci alla riflessione malinconica ma, al contrario, vuole portarci a una maggior consapevolezza della nostra esistenza per gustare la vita in modo pieno ed emozionante. E il tessuto delle emozioni è proprio quello che interessa il comico e clown Valentino Rossi, autore e protagonista dello spettacolo “La vita è breve”, in scena, con Alice Daffonchio, venerdì 1 e sabato 2 marzo, alle 21.00, al Teatro Trieste 34.

Lo spettacolo di Valentino Rossi è una sorta di mostra di arte sensoriale che i due personaggi, un critico d’arte e una performer, hanno allestito. I vari “quadri” che prenderanno vita saranno animati da contemporanee maschere e tipi. Gli sketch sono “lazzi”, come nella Commedia dell’Arte, inscenati dalle maschere archetipiche della società, aggiornate ai nostri tempi. Troveremo, fra i personaggi, uomini di scienza di fronte ai grandi quesiti, uomini di fede sempre tormentati, gli innamorati trasformati in annoiati ammaliatori, i soliti ciarlatani, i sognatori, quelli che, da sempre, sono nati per soffrire…Tutti insieme a formare i divertenti quadri: per ridere ma anche per riflettere sulle proprie emozioni.

Gli sketch e i personaggi sono stati creati anche grazie all’illustre contributo, e alla regia, del celebre artista internazionale, comico d’esperienza e dai mille volti, Jango Edwards.

 

La vita è breve: un concetto grave e profondo: come si coniuga allora il piano della comicità con quello più esistenziale?

“Una domanda molto azzeccata! In effetti devo riconoscere che, nella prima versioni, proprio quella di Piacenza nel 2015, lo spettacolo si presentava più ‘cupo’ anche se pur sempre comico.

Questo era sicuramente dovuto al mio stato d’animo di quel tempo. C’erano temi che risultavano, visti con gli occhi di adesso, pretenziosamente troppo profondi e senza un adeguato sviluppo drammatico. Questo perché adoravo ed ammiravo gli artisti capaci di creare immagini poetiche, di avere un linguaggio che toccasse direttamente il cuore delle persone. Ma non siamo fatti tutti allo stesso modo ed è importante capire il proprio linguaggio. E il mio è un linguaggio puramente comico. Cerco di portare il mio messaggio, ironico o poetico che sia, con leggerezza e credo che questa sia la vera forza della comicità.

Con questo non voglio dire che non ci sia un pensiero profondo dietro a ‘La vita è breve’. Ma per me ‘La vita è breve’ non è un concetto negativo ma, al contrario, un invito a vivere a pieno il tempo a nostra disposizione”.

Si tratta di una visual comedy: sarà uno spettacolo solo visivo o anche parlato?

“Non è uno spettacolo muto. Molti, sentendo la definizione visual comedy, potrebbero pensare al mimo ma non è completamente esatto. Nella visual comedy si usano anche le parole. La differenza sta nel fatto che nella visual comedy la parola è la conseguenza del corpo. Si tratta di fare una scelta e di sapere in quale degli stili ci si sente più a proprio agio. Sicuramente io mi sento molto più libero quando inizio dal corpo. Forse perché non sono mai stato bravo con le parole. La mia esperienza di cabarettista è durata veramente poco!”

Cosa significa oggi essere un clown?

“La parola clown riconduce erroneamente le persone solamente al circo, all’animatore di feste per bambini o all’artista di strada.

Non molti pensano al clown come un attore comico di teatro o cinema.

Io, al contrario, credo che il clown sia un attore comico completo (attori comici come Rowan Atkinson in arte Mr Bean o Jim Carrey sono clown).

Il clown utilizza un linguaggio universale, vede il mondo da un’altra prospettiva, quella di un bambino entusiasta che ha ancora tutto da scoprire”.