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“La tentazione di essere esistito” un diario filosofico in versi di K.

Quando ho cominciato a leggere “La tentazione di essere esistito” (un diario filosofico in versi) (ed. Apeiron), di K., “che più di uno pseudonimo è un nome di battaglia esistenziale dell’individualità contro il Mondo organizzato…”, pensavo di farlo lentamente per assaporare e analizzare meglio le poesie, ma poi non ho resistito e così, senza rendermene conto, le ho divorate, come quando comincio a mangiare cioccolatini e inizialmente cerco di controllarmi e poi mi lascio andare e perdo i freni e tanto smetto, quando li ho terminati tutti.

Fatta questa premessa, si può immaginare quanto abbia apprezzato i suoi scritti. Li ho trovati intriganti, interessanti, pregnanti di vita e stati d’animo a volte contrastanti, a volte rasserenanti e a volte inquietanti: ossimori di momenti intensamente vissuti da chi ha la sensibilità a 360 gradi.

La prima definizione che mi è venuta in mente dopo la lettura dei primi testi è stata quella di “ermetismo esteso”, poi man mano che leggevo ho individuato altre caratteristiche linguistiche che esprimevano in modo variegato esperienze e stati d’animo a volte in modo enigmatico, volutamente incomunicabile e molto introspettivo e a volte fin troppo esplicito e brusco.

Si tratta di un “Testamento etico di un padre ai Figli e indignata preghiera di Vita rivolta da un ateo a Dio immanente di questo Mondo…”

Il libro raccoglie poesie suddivise per tematiche: Amore, Dio, Esistenza, Figli, Letteratura, Libertà, Male, Mondo, Morte, Nulla, Potere, Radici, Retorica, Sogno, Storia, Superomismo, Umanità e vita.  C’è, quindi l’esistenza con i suoi momenti contrastanti, conflittuali, dolorosi, gioiosi, euforici, nostalgici, rabbiosi e ribelli. La raccolta si potrebbe definire uno zibaldone, una sorta di diario in cui il poeta annota e dipinge con le parole pensieri, ideali, situazioni, sensazioni e sfoghi, in un insieme di belle tracce di vissuti. Non manca l’ironia che stampa sorrisi sul lettore e trasmette momenti divertenti. Ciascuna poesia presenta particolarità ed originalità. Qualcuna mi ha colpito maggiormente e l’ho riletta diverse volte per gustarla di più, come ad esempio: “L’uomo nuovo” col suo invito alla riflessione”, “Senza titolo” breve ma intensa, “La vita fuori dai libri” molto interessante, “Bianca”, “La politica dello struzzo (senza errore)” con quei pizzichi di trasgressione e di ironia che non guastano, “Hai sempre ragione tu” divertente, autoironica con una simpatica la conclusione: “…e comunque scrivo per me”. In “L’ oroscopo sa tutto” si percepisce un’avidità frenetica di scrivere per imprimere pensieri e momenti prima che svaniscano come un sogno. Rabbioso e disperato sguardo sui problemi che affliggono il mondo attuale è “Il male neutrale”. Ho trovato, inoltre,  interessanti le tematiche sociali affrontate liberamente e senza peli sulla lingua, evidenziando le ipocrisie e le falsità che ci circondano, presenti nelle seguenti poesie: “Sacco e Vanzetti”, “Confesso che ho pianto” dove mi sono particolarmente soffermata sul verso “…lava via il sangue senza vergogna con candeggina e spugna..., “Al mio eroe civile”, “Senza titolo”, “Per amore della chat”, l’analisi accurata in “L’America vera”, “Un vero argentino non gioca a Torino”, “Lettera aperta agli uomini in carriera”(All’ufficialetto rampante), con un’indagine socio-politica, nonché psicologica ricca di insegnamenti e spunti di riflessione su svariati atteggiamenti e comportamenti con cui ci confrontiamo spesso, rivelatrice “Un mondo Formato”.

Ho trovato anche molto belli gli “spaccati” sui viaggi e intense, emozionanti e toccanti le dediche ai familiari (moglie, madre, padre e figli). Mi ha colpito molto ad esempio “La donna della mia vita”, come una affannata ricerca di un rifugio e serenità così come mi ha emozionato e incuriosito Titolo definitivo: omesso al momento Titolo provvisorio: scenata di gelosia” seguita da Titolo definitivo: Ode all’orecchio”.

Si tratta, quindi, di una raccolta modulata in modo completamente diverso rispetto al solito, con testi dal tono a tratti pungente, a tratti delicato, a tratti diretto e a tratti nostalgico, come dei “pizzini” scritti di getto per fermare l’immediatezza.  Che dire più? È un “bello scrivere” di spessore culturale e umano, un invito alla lettura piacevole e alla riflessione.

 

Daniela Vellani