L’amore tra passato e presente nel nuovo libro di Pino Tartaglia

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foto di Daniela Vellani

“Dove vanno a finire gli amori perduti?” è il titolo della recente opera di Pino Tartaglia, pubblicata dalla casa editrice Homo Scrivens.

L’autore, scrittore, psicoanalista, psicosomatista e psicoterapeuta, offre al lettore risposte, indicazioni e orientamenti attraverso un’accurata disamina delle problematiche della società attuale. L’analisi risulta chiara e ben articolata e frutto di ricerche esperienze, approfondimenti e applicazioni degli studi di Wilhelm Reich e Carl Jung.

Gli argomenti trattati, pur richiedendo attenzione e riflessione per la loro complessità, sono affrontati in modo scorrevole, tanto che, pagina dopo pagina, l’interesse cresce e il lettore trova risposte a quesiti esistenziali che spesso si pongono nel corso della vita.

Il testo è incentrato sul tema dell’amore, filo rosso che lega aspetti della vita passati e presenti. Può considerarsi il sequel di “L’amore tra libertà e solitudine” (Homo Scrivens), ispirato a una visione jazz della vita e della creatività.

L’autore evidenzia come lo slancio vitale, un divenire incessante, l’élan vital di Bergson “fuoco ed energia invisibilmente misteriosa” nel mito di Eros, si esprima attraverso forme, consce e inconsce, che si manifestano in conflittualità e stati d’animo, influenzando il corpo e lo stato di salute mentale e fisico. La mente è, infatti, come ricorda Tartaglia, simile a un iceberg: la parte sommersa, più ampia, rappresenta il contenitore inconscio di emozioni, vissuti, esperienze, traumi, paure, insicurezze.

Il volume, una vera e propria guida nel misterioso mondo della psiche, è ricco di tematiche, antiche e attuali, affrontate con competenza e profondità. L’amore, protagonista del testo, nelle sue manifestazioni, consce e inconsce, determina condotte, scelte e atteggiamenti.

Il libro è suddiviso in tre parti, precedute dalla prefazione di Genovino Ferri, dall’introduzione e dal prologo La paura di amare.

La prima parte tratta La saggezza dell’amore, la seconda Gli amori fugati e la terza Gli amori imprigionati.

L’esposizione è chiara e arricchita da eloquenti metafore; il testo offre risposte significative, dissipando dubbi che emergono durante i percorsi esistenziali. Ciò avviene anche grazie alla presentazione di casi concreti, come quelli di Marlen, Giovanni, Donatella, Roberto, Anna, Nadia, che illustrano situazioni diverse, caratterizzate da una molteplicità di fattori. I back ground e le esperienze individuali, influiscono profondamente emozioni e comportamenti, generando paure, stati d’ansia, timori di vivere, somatizzazione di frustrazioni, nevrosi e conflitti inconsci, oltre a manifestazioni di insonnia, sogni e segnali corporei. Come sottolinea l’autore: Il corpo è il territorio, il campo di battaglia dove si concentrano le nostre emozioni”, tra paure, tachicardia, conflitti, reflusso esofageo, il desiderio di libertà.  

Numerosi sono gli spunti di riflessione che spaziano dai casi individuali ai malesseri della società contemporanea: un mondo sempre più efficientistico, in cui si diventa più numeri e meno persone.  In questo contesto la “comunicazione dissociata”, caratterizzata dalla paura di vivere, manipolazione, narcisismo e modelli uniformanti di bellezza legati a ricchezza e successo, oltre al tema dell’inquinamento ambientale.

Particolarmente interessante è la riflessione sui cosiddetti nuovi mostri: dal narcisista all’odiatore seriale (odio gratuito o su commissione), dalle nuove solitudini ai vampiri energetici, fino al “piacione social” che si autocelebra con selfie e all’invidia. Questi aspetti rappresentano lo specchio dell’odierna ideologia relazionale, centrata sull’ego, sulla prestazione e sulla manipolazione.

L’analisi affronta inoltre altre problematiche sempre più diffuse, come le diverse forme di dipendenza, con un interessante approfondimento sul fenomeno del ghosting, e la violenza sulle donne. 

Il libro si conclude con un originale epilogo: una favola per tutti, adulti e bambini, accompagnata da una suggestiva domanda: cosa ne penserebbe Gianni Rodari? Seguono la bibliografia e la postfazione di Michele Rossena.

Daniela Vellani

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