Magia, storia e tradizioni ne “La città dei giochi perduti” di Anna Maria Testa

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Un titolo accattivante per un romanzo originale e di grande interesse firmato da Anna Maria Testa che, come si legge nella quarta di copertina “getta una luce tutta particolare sulle opere d’arte e sul paesaggio: un patrimonio vivo che crea nella comunità un senso di appartenenza all’insegna della Pace e del rispetto reciproco”.

L’opera si distingue come un fantasy molto particolare, in cui, attraverso i numerosi e brevi capitoli che si assaporano uno dopo l’altro come le ciliegie, vengono affrontate molte delle problematiche della società contemporanea: dall’inquinamento al rispetto dell’ambiente, dalle disuguaglianze sociali alle ingiustizie, dai conflitti adolescenziali al confronto tra generazioni, fino all’importanza delle antiche tradizioni e ai valori da preservare, come l’amicizia e la solidarietà.

La storia è ambientata a Bergamo, descritta con tale accuratezza da far percepire al lettore la sensazione di attraversarla, esplorarla e scoprirne ogni angolo. Una mappa della città, suddivisa nella Città Alta e Città Bassa, precede i capitoli: realizzata con cura e con tutti gli elementi utili alla narrazione.

All’interno delle Mura veneziane, un gruppo di compagni di scuola, Atalanta, Brando, Kata-gen, Vegan, Ale, Gadd, Richi e Vika, è protagonista di una straordinaria avventura fantastica. I loro professori perdono la memoria e un’entità misteriosa ruba giochi, tradizioni e ricordi preziosi.

Nella trama ci sono tutti i componenti tipici della fiaba tradizionale: protagonisti, antagonisti, aiutanti, aspetti magici, prove da superare, il contrasto tra bene e male e molto altro ancora.

La dimensione temporale si sviluppa su più livelli: l’antico si intreccia con il presente mantenendo uno sguardo rivolto al futuro. Il titolo stesso è emblematico: gli “eroi” della storia mirano, infatti, al recupero delle tradizioni e dei giochi antichi, affrontando nemici, ostacoli e difficoltà in un’atmosfera surreale e suggestiva, dove la magia accompagna ogni azione.

Gli “Arcani” dei tarocchi prendono vita, si personificano e diventano essi stessi protagonisti della storia, insieme ad altre figure fantastiche che si presentano come “aiutanti”, nel senso fiabesco del termine.

Un altro importante è l’attualità: vi si ritrova un chiaro riferimento al periodo del lockdown, quando la Città Alta venne isolata da quella Bassa, costringendo gli abitanti a una chiusura forzata.

Nel romanzo confluiscono la poliedricità e la sensibilità dell’autrice, raffinata scrittrice, docente, artista, appassionata di storia dell’arte e ricercatrice, unite a una profonda attenzione per la natura e l’ecologia.

Le illustrazioni, realizzate da Anna Maria Testa insieme all’artista Aldo Mapelli, sono di grande bellezza: non solo quelle dedicate agli Arcani, ma anche la copertina e le immagini dei protagonisti poste nelle ultime pagine del volume.

Il libro, frutto di ampie e accurate ricerche interdisciplinari, è scritto con eleganza, precisione linguistica e ricercatezza lessicale. Offre numerosi spunti di riflessione sulla società, invitando il lettore ad ampliare la propria cultura e ad allargare gli orizzonti della conoscenza.

Per le innumerevoli sfaccettature, l’opera si presta ad essere presentata nelle scuole e potrebbe dare origine a futuri sequel.

Anna Maria Testa, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) e docente di Arte presso la scuola secondaria di Bergamo, nel 2018 ha partecipato al corso di aggiornamento promosso dal segretario UNESCO presso il Comune di Bergamo per la valorizzazione delle Mura veneziane.

Nel 2023 ha vinto il Premio alla XXIII edizione del Concorso Letterario Nazionale La fiaba di Selvino con il racconto La principessa Wanda e il bastone magico.

La città dei giochi proibiti è il suo romanzo d’esordio.

Daniela Vellani

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