Genova, ancora aperta fino al 29 aprile la mostra “La violenza e la certezza della speranza”

Genova – Aperta fino a venerdì 29 aprile la mostra “La violenza e la certezza della speranza”, esposizione di trenta fotografie dell’artista ungherese Balàzs Berzsenyi, allestita all’interno della Galleria della Biblioteca Universitaria di Genova (ex Hotel Colombia), organizzata da Pietro Bellantone di EventidAmare e curata da Daniele Grosso Ferrando. La rassegna, inaugurata venerdì 8 aprile, resta aperta al pubblico fino a venerdì 29 aprile con i seguenti orari: martedì e giovedì dalle 9 alle 18.30, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 14.30. Lunedì, sabato e domenica l’esposizione resta chiusa.

Tutte e trenta le fotografie esposte all’interno della rassegna sono incentrate sulla violenza della guerra e sulle brutture compiute ai danni delle donne e portano lo stesso titolo: “La violenza e la certezza della speranza”, esattamente come la mostra stessa. La rassegna è organizzata da EventidAmare, associazione Liguria-Ungheria, Consolato Onorario di Ungheria per la Liguria e Biblioteca Universitaria di Genova e, in collaborazione con la Banca Carige, ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Cultura, Regione Liguria, Città Metropolitana, Comune e Camera di Commercio di Genova.

«Noi europei siamo cresciuti pensando alla guerra come a un qualcosa di distante – evidenzia Pietro Bellantone, Presidente delle Associazioni Culturali EventidAmare e Liguria Ungheria e organizzatore della rassegna – e, gradatamente, purtroppo, ci siamo abituati a non indignarci. Il Maestro Balàsz Berzsenyi, oltre a quello della guerra, affronta e denuncia, con le sue opere il tema della violenza sulle donne, recentemente proposto anche in una sua personale a PriamArt 2022. Un tema così drammaticamente frequente e attuale nella vita quotidiana. Nella sua rappresentazione vi è anche una significativa e importante nota di ottimismo: “La certezza della speranza”».

La rassegna si aggiunge alle diverse esposizioni organizzate da EventidAmare nell’ultimo periodo, tra cui le personali dell’artista padovana Claudia Nicchio, tenutasi al Convento di Sant’Anna di Genova e in Banca Carige di Padova, quelle di Aurora Bafico, Gianni Carrea e Enrico Merli, in mostra presso il Galata – Museo del Mare di Genova, e sempre alla Biblioteca Universitaria di Genova, l’esposizione “Tra segno e colore”, aperta al pubblico dal 3 al 28 marzo scorsi, in occasione della quale l’ex Hotel Colombia ha fatto da cornice a trentaquattro opere di diciassette artisti italiani e ungheresi. A seguire, dal 22 aprile al 5 maggio 2022 EventidAmare darà vita all’iniziativa “La multiforme carriera fotografica di F. K. Fuerst da Budapest alla Riviera Ligure”, organizzata in collaborazione con il Consolato Onorario di Ungheria per la Liguria a Palazzo Doria Spinola di Genova (il Palazzo della Prefettura).

“La violenza e la certezza della speranza” è aperta al pubblico fino a venerdì 29 aprile, il martedì e il giovedì con orario 9-18.30, il mercoledì e il venerdì dalle 8:30 alle 14:30. Lunedì, sabato e domenica l’esposizione resta chiusa. L’ingresso è gratuito. Il catalogo dell’evento, curato da Erga Edizioni, è in omaggio.

APPROFONDIMENTI DI “LA VIOLENZA E LA CERTEZZA DELLA SPERANZA”

A recensire i lavori di Balàzs Berzsenyi – incentrati sia sulla violenza delle guerre che su quella inflitta alle donne – intervengono ben tre critici diversi.

Daniele Grosso Ferrando osserva che le fotografie del Maestro ungherese «testimoniano in modo schiacciante gli orrori della guerra e il martirio che essa infligge a ogni individuo, spesso vittima innocente. Ma anche nei momenti più bui della storia e della coscienza umana, la fiammella della speranza continua a rimanere accesa, come in Guernica di Picasso».

«Balàsz Berzsenyi – continua Luciano Caprile – affronta un tema di ricorrente e drammatica attualità attraverso immagini che trasmettono una pittura dallo stampo antico e dalla perentoria denuncia dell’evento, tale da renderlo tangibile per chi lo osserva e ne subisce, perpetuandolo, il trauma. Le fotografie riguardanti la violenza sulle donne rievocano quel clima caravaggesco capace di far lievitare in piena luce l’essenza del racconto».

«Nella città delle donne – conclude Loredana Finicelli – le mura dipende da dove le guardi, ma mai, dico mai, sono superfici su cui sbattere, sovente, esservi sbattute. Oppure prigioni da cui evadere, maldicenze a cui sfuggire, oppressioni a cui resistere, solo e unicamente recinto di riparo e di quiete. Nella città delle donne, i mattoni delle mura sono pensieri e poi parole e infine libri che, uno dopo l’altro, uno sopra all’altro, distendono strati di consapevolezza e ambizioni di autonomia, libri troppo spesso non scritti, tacitamente, colpevolmente cancellati da una mano padrona e tracotante».

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