Intervista a Mario Prisco, da marzo è nelle librerie “Avventure napoletane”

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Nel Secolo dei Lumi, durante il fervore letterario di salotti e corti di prestigio dell’Europa Borbonica, tra le menti artistiche di spicco ci fu un uomo che ancora oggi viene ricordato per le sue avventure: Giacomo Casanova. Il suo cognome è diventato un’antonomasia, ma pochi sono a conoscenza della ricca produzione letteraria a lui legata.

In libreria dal 23 marzo, è ora disponibile “Avventure napoletane”, un estratto da La storia della mia vita a cura di Mario Prisco pubblicato per Stamperia del Valentino. Una raccolta antologica accattivamente che raggruppa le pagine salienti del passaggio di Casanova a Napoli, tra avventure amorose e resoconti cruciali per la formazione di un personaggio immortale.

 

Con l’introduzione di Mario Prisco, il lettore viene “avvertito” sulle pagine che andrà ad affrontare. Una scelta letteraria consigliata, soprattutto dopo aver avuto la possibilità di parlare direttamente con l’autore.

 

Negli scorsi giorni è uscito “Avventure napoletane”, un estratto antologico de “La storia della mia vita” di Giacomo Casanova. L’opera è da lei curata, perché la scelta di quest’autore e di questi passi?

 

In verità l’idea di questo lavoro non è mia, ma della mia casa editrice (Stamperia del Valentino) che ha ritenuto interessante estrarre dai 22 volumi dell’opera di Casanova le parti relative ai tre soggiorni napoletani dell’avventuriero veneziano (1744, 1761 e 1769-70) che fu un personaggio particolare, per certi versi indefinibile, in un’unica parola. Fu un avventuriero, un instancabile viaggiatore, un uomo di mondo capace di districarsi in ogni contesto sociale e naturalmente un grande seduttore, che ancora oggi suscita curiosità e interesse.

 

Come suggerisce il nome della raccolta, quali sono le “Avventure napoletane” di Casanova?

 

Casanova si trovò a suo agio a Napoli tanto da affermare che “la città gli era stata sempre propizia” e nel corso dei soggiorni nella capitale borbonica, non si fece mancare nulla: le donne, il gioco d’azzardo e anche una sfida a duello consumata su una spiaggia di Posillipo. Nel suo terzo soggiorno si trasformò finanche in “procacciatore d’affari”, nel senso che mise in piedi una sorta di “società” con Angelo Goudar, procurandogli i clienti da “spennare”.

 

 

Nel corso delle pagine, il lettore può imparare a conoscere un personaggio iconico quanto altamente complesso. La scrittura appare moderna e scorrevole, ma per quanto riguarda i temi?

 

In Casanova c’è tanto Settecento, un secolo che riuscì a liberare le energie inesplose accumulate dalla seconda metà del Cinquecento e per tutto il Seicento. A partire dalla Riforma protestante e dalla successiva Controriforma cattolica, infatti, l’Europa si incupì, assunse i colori scuri così presenti nell’opera di Caravaggio. Il Settecento non diede spazio solo alla ragione, ma accese anche l’animo degli uomini e principalmente delle donne che mossero passi importanti sulla lenta via dell’emancipazione e ciò mi sembra un’operazione di grande modernità. Inoltre, pur frequentando prevalentemente gli ambienti aristocratici o alto-borghesi, Casanova non disdegnò il contatto con le classi più basse e questa sorta di interclassismo appare un altro segno di modernità, al quale si aggiunge la sua grande capacità scrittoria, specie in un momento in cui il romanzo, almeno in Italia, muoveva i suoi primi passi.

 

 

Scrivere un’opera prima è un conto, curare l’opera di un grande autore, è ben altro. Qual è stato il lavoro da lei svolto per la redazione dello scritto?

 

Si tratta di due lavori per certi versi differenti, ma basati sullo stesso criterio. Come nella scrittura creativa, ho studiato a fondo non solo il personaggio – in questo caso Casanova – ma direi soprattutto il periodo e il luogo dove questi ha agito.

 

Casanova è conosciuto al mondo come l’uomo della seduzione, ma basta leggere l’introduzione dell’opera da lei pubblicata per scoprire che c’è molto altro oltre all’apparenza. Dato il suo spirito avventuriero, lo si potrebbe definire come uno dei rivoluzionari settecenteschi?

 

Sì fu colui che molto più degli altri infranse i codici morali vigenti, sconquassò le regole, distrusse tabù millenari come l’incesto, facendo emergere la voglia di vivere, il bisogno di autoaffermazione senza, però, violare il principio della libera volontà. Anche nelle sue numerosissime storie d’amore lo scrittore e avventuriero veneziano non pensò mai di raggirare o di costringere le donne ad accettare il suo volere. Cercava complicità, null’altro.

 

Dalla pubblicazione letteraria a lei legata, si nota la presenza di titoli ricorrenti sul meridione e sul napoletano, come nel caso di quest’ultimo. Il suo prossimo lavoro su cosa si baserà?

 

Certo, pur vivendo da molti anni lontano da Napoli tengo lì ben salde le mie radici culturali ed umane. Come sono solito dire: ogni mio libro parte o arriva a Napoli e ciò a volte anche contro la mia stessa volontà. E le mie ultime pubblicazioni lo dimostrano ancora una volta. Oltre all’introduzione e curatela del volume di Casanova, tra giugno del 2021 ed oggi ho pubblicato un romanzo, Il paziente scaduto e il sole di Mogadiscio, che si muove tra Napoli e la Somalia, e un saggio uscito sempre nei tipi di Stamperia del Valentino, intitolato Parole e vite oltre le note. Un lavoro che mi ha coinvolto per un paio di anni ed è dedicato ai compositori che nel XVII e XVIII secolo si recarono nella città campana, in quel periodo divenuta una delle maggiori capitali della musica. Al momento ho diversi progetti in mente: prima di tutto la revisione di due romanzi che penso di proporre entro fine anno. Naturalmente vorrei ritornare alla saggistica letteraria. Vedremo.

 

 

Roberta Fusco

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