“Il commissario Ricciardi”: grande successo per la serie tv tratta dai libri di Maurizio de Giovanni

foto di Daniela Vellani

Lunedì scorso è andata in onda l’ultima puntata, ma già manca a molti telespettatori.

Quell’appuntamento atteso contando i giorni riempiva la serata di emozioni, colori, bellezza artistica, spessore culturale.

Non può che trattarsi della serie televisiva del “Il commissario Ricciardi”: sei episodi tratti da alcuni romanzi dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni che, assieme a Salvatore Basile, Viola Rispoli e Doriana Leondeff, ne ha curato anche la sceneggiatura.

La serie diretta da Alessandro D’Alatri e prodotta da Rai Fiction e Clemart è entrata nelle case italiane quasi in punta di piedi, ma con le sue storie dagli intrecci ricchi, accattivanti, originali e avvincenti è diventata un appuntamento fisso e atteso con desiderio.

Molti elementi hanno contribuito a rendere speciale questa fiction: regia, cast, scenografia, fotografia, costumi, arredi, ambienti, effetti speciali, colonna sonora.

Si è trattato di un lavoro di squadra eccellente che ha prodotto bellezza artistica e culturale. Tutti gli elementi sono stati combinati con competenza e precisione senza tralasciare neanche una minuzia.

Ciò ha fatto sì che i telespettatori entrassero in una dimensione storico-sociale passata e si sentissero essi stessi parte delle vicende provando deja vù e immediata identificazione nei diversi protagonisti. Si è avuta l’impressione di immergersi in fotografie d’epoca con quel color seppia che rimanda a ricordi, a sapori e odori tramandati di generazione in generazione.

Ciascun protagonista è riuscito a toccare le corde emotive di chi è entrato nelle storie.

Ognuno con peculiarità diverse, nate dalla raffinata e poetica penna di de Giovanni, si è espresso con quella naturalezza che solo i grandi attori riescono a palesare, e ha scatenato emozioni, commozioni, suspence.

Tenebroso, introspettivo e malinconicamente seducente si è mostrato Lino Guanciale nelle vesti di Ricciardi. Questi attraverso gli sguardi e i dialoghi impeccabili è diventato una persona di famiglia da proteggere ed amare, confermando un’ineccepibile duttilità professionale.

Passionale e sornione al contempo, ha annoverato simpatie e grande ammirazione Antonio Milo nei panni del brigadiere Maione, che attraverso sguardi e gestualità esprimeva dolore e la saggezza di chi la sa lunga.

Enrico Ianniello è entrato empaticamente nelle vesti dell’anatomopatologo antifascista Bruno Modo, evidenziandone il suo carattere sanguigno e insofferente verso le ingiustizie e i soprusi.

Oltre che di indubbia bellezza, Serena Iansiti con raffinatezza e grande fascino ha incarnato Livia e ha colto pienamente gli stati d’animo di un amore sofferto e struggente provato con dignità. L’eleganza, il timido e discreto amore nonché la riservatezza della brava ragazza, sono stati resi molto teneri e naturali da Maria Vera Ratti nella parte della dolce Enrica Colombo.

La genuina saggezza della fedele governante che dedica tutta la vita alla famiglia in cui svolge le sue mansioni è stata ben rappresentata da Nunzia Schiano nella parte di Rosa Vaglio.

Per non parlare di Bambinella, il “femminiello”, che grazie ad Adriano Falivene con interventi brevi ma intensi ha incarnato in modo eccezionale la profondità e la sensibilità di questa figura indispensabile in ciascun episodio e molto apprezzata dagli spettatori.

E che dire di Peppe Servillo nella parte di Don Pierino Fava? Grande interpretazione, grande artista.

Straordinarie anche le interpretazioni degli attori Mario Pirrello che impersona l’arrivista vicequestore Angelo Garzo, Fabrizia Sacchi la dolce moglie del brigadiere Lucia Caputo e Marco Palvetti nei panni dell’agente dell’OVRA Falco.

Si potrebbe ancora continuare perché tutti gli attori del cast, anche anche quelli impegnati in piccole parti hanno mostrato grande professionalità, spontaneità nella recitazione, arte non semplice in un periodo in cui si assiste a film le cui performance lasciano il tempo che trovano e talvolta sembrano semplici e anonime letture di un libro imparato maldestramente a memoria.

Doveroso è menzionare la fotografia e la scenografia con cui ci si è catapultati suggestivamente in una Napoli retrò e in stile liberty offerto dagli arredi e dagli abiti.

Ed entrando nelle automobili, rigorosamente d’epoca, sembrava di essere tornati indietro nel tempo.

I contenuti al di là dell’indagine poliziesca hanno costituito un ampliamento culturale per tutti, nonché un invito alla riflessione su ideologie del passato, fonti di comodi consensi o pericolose critiche.

Il tutto incorniciato dalle musiche di Pasquale Catalano e dalla voce inconfondibile di Pino Daniele in “Maggio se ne va”, sigla della serie.

Suggestive le visioni del Vesuvio col pennacchio, il lussuoso e storico caffè Gambrinus, il mare del golfo, le barche dei pescatori, scorci della città partenopea, la luna piena che si rispecchia sul mare con scaglie d’argento veramente, istantanee simili a gouache.

Non sono mancate le scene di esoterismo che hanno dato quel tocco di mistero che non guasta: Ricciardi dotato della capacità paranormale che gli consente di entrare in contatto con le anime delle vittime che chiedono giustizia e con brevi frasi sibilline lo guidano nello svolgimento delle indagini.

Il finale aperto dell’ultima puntata lascia aperta la strada a nuove storie nate dalla creatività di Maurizio De Giovanni quindi ci si augura tutti di poterle riassaporare quanto prima.

Lo share degli ascolti è stato elevato, l’ultima puntata ha contato circa sei milioni di telespettatori: una approvazione eloquente da standing ovation.

Complimenti a tutto il cast!

Daniela Vellani

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