Speak, un Graphic Novel per rompere la violenza del silenzio

Tratto dall’omonimo romanzo del 1999 di Laurie Halse Anderson con disegni di Emily Carroll, ‘Speak’ (Editrice Il Castoro; 2019) è un graphic novel che apre la strada a temi fin ora estromessi dal panorama della letteratura sull’adolescenza. Ispirato all’esperienza personale dell’autrice, Speak è una storia di guarigione e  di lotta per l’autodeterminazione. Un messaggio rivolto a chi “sta cercando la propria voce” e non sa come esternare il dolore.

Nel 2019 il romanzo di Laurie Halse Anderson “Speak-Le parole non dette” è diventato un graphic novel. Come la stessa autrice ha dichiarato “Ho osservato con emozione la crescente fortuna dei graphic novel e mi sono domandata a lungo come adattare Speak in questa forma. L’arte e le manifestazioni artistiche giocano un ruolo importante nell’evoluzione di Melinda Sordino da vittima traumatizzata a carismatica combattente. Il graphic novel sembrava il format ideale per la sua storia […]”

E in effetti trasportare Speak dalla forma del romanzo a quella del ‘romanzo grafico’ si è rivelata una scelta acuta e in linea con l’obiettivo della storia. Il percorso di  elaborazione del trauma raccontato da Anderson è affrontato infatti attraverso l’arte, un modo dell’autrice di comunicarci l’importanza di esternare le emozioni, a prescindere dalla forma di espressione che scegliamo. Il tratto netto ma delicato dei disegni di Emily Carrol ha dato risalto poi alla visione interiore della protagonista, rispecchiando visivamente ciò che esprimono le parole. La simbiosi tra linguaggio verbale e visivo è resa alla perfezione.  Nell’era delle barriere comunicative il messaggio di Speak è “Parla, perché raccontarsi è probabilmente l’unico modo per risolversi”.

Un bel volume brossurato con vignette in bianco e nero, i disegni nitidi e dettagliati di Emily Carroll, a prima vista si presenta così Speak , 377 pagine che raccontano la storia di Melinda Sordino e del suo primo anno di liceo. “Benvenuti a Marryweather”, la scritta campeggia al centro della prima pagina: è il primo giorno di scuola superiore di Melinda ma l’emozione per l’inizio dell’anno scolastico è in secondo piano. Da subito gli eventi sono filtrati dalle sensazoni di un’adolescente fragile e isolata dai coetanei. Melinda si sente inadeguata, a disagio col suo corpo, ed evita qualsiasi tipo di interazione.

Ma perché Melinda viene scartata da tutti? La sua ex migliore amica, Heather, non le rivolge più la parola da quando l’estate precendente ha rovinato una festa chiamando la polizia. Stigmatizzata da tutti in seguito a quell’episodio Melinda viene allontanata e maltrattata dai coetanei. Il liceo sembra una grande e inutile menzogna, un luogo in cui se sei diverso vieni emarginato.

Comincia così la storia di Melinda Sordino. Nessuno sa cosa le sia successo realmente quella sera, ma soprattutto nessuno sembra interessarsi a lei. Il silenzio e l’isolamento sono le strategie di sopravvivenza che la ragazza applicherà alla nuova vita da liceale. Melinda cerca uno spazio protetto in cui essere a proprio agio ma lo trova soltanto dentro di sé, mentre nel mondo esterno, tra le continue liti dei genitori, le cattiverie dei compagni e le false amicizie, tutto sembra comunicarle “Cosa tu abbia da dire non importa a nessuno”.

SPOILER ALLERT: DA QUESTO PUNTO IN POI SONO PRESENTI SPOILER

Il dramma dell’incomunicabilità è centrale e si accosta all’altro nodo principale della storia: la violenza fisica subita da Melinda. Per capire a pieno l’importanza di ciò che ci racconta Speak è necessario però fare un passo indietro.

L’influenza di un certo tipo di pensiero retrogrado e maschilista ha radicato negli anni l’idea che qualsiasi tipo di violenza subita da una donna da parte di un uomo sia colpa della vittima stessa. La retorica del “Se l’è andata a cercare” è sempre dietro l’angolo quando la cronaca ci informa di episodi di violenza a carico di figlie, fidanzate, mogli. Il senso di vergogna e vulnerabilità talvolta porta le vittime stesse ad interiorizzare questo pensiero. Speak mette in luce tutti i tormenti, il dolore i piccoli passi in avanti o indietro che una vittima di tali violenze deve attraversare per arrivare ad ammettere ed elaborare il trauma. Il percorso verso la guarigione passa necessariamente per l’esternazione di quel trauma e Speak è l’accorato invito a farlo, a parlare del proprio dolore per riuscire a combatterlo.

Speak si inserisce nel fortunato filone tematico che mette in primo piano il punto di vista degli adolescenti e preadolescenti. Basta pensare a serie come “Skins”, “The End of the f***ing World” e “Sex Education”, tutte basate su protagonisti adolescenti. Ma anche il mondo delle Graphic Novel ha proposto negli anni sempre più storie sull’adolescenza, E la Chiamano Estate” di Jillian e Mariko Tamaki e “Stitches” di David Small sono alcuni validi esempi. Tutti racconti che descrivono la lotta inevitabile con la vita che nella delicata fase dell’adolescenza finisce per plasmare gli adulti che saremo. D’altro canto se l’adolescenza funziona come una lente d’ingrandimento, ingigantendo ogni conflitto vissuto, allora a Speak spetta il merito di aver puntato questa lente su argomenti che tutt’ora sono taboo nel mondo degli adulti, figuriamoci in quello dei ragazzi.

La violenza sessuale, il lutto, la malattia, ma anche la sessualità dei più giovani, sono argomenti da sempre evitati dal “teen drama” di matrice tradizionale. A Laurie Halse Anderson va riconosciuto, non solo il coraggio di aver parlato della propria esperienza personale, ma anche quello di aver aperto la strada a tematiche purtroppo ancora ignorate nel genere letterario incentrato sugli adolescenti e a loro destinato.

Nelle ultime pagine di Speak troverete alcune informazioni utili come l’ 1552, Numero Nazionale Antiviolenza promosso dal Ministero per le Pari Opportunità e alcune informazioni su D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, la più grande associazione nazionale di centri antiviolenza gestiti da organizzazioni di donne.

 

Silvia Barbato