Intervista a Ralph P, Candidato ai Nastri D’Argento con “Rione Sanità”

È notizia di pochi giorni la nomination ai Nastri d’Argento 2020 per il rapper Ralph P e la sua “Rione Sanità” nella categoria Miglior Canzone Originale per il film “Il Sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone.

Accanto a firme importanti come Baglioni, Brunori Sas e Diodato, il giovane del nord napoletano approda al premio dopo due nomination importanti, quella al Festival di Venezia 2019 e ai David di Donatello appena trascorsi.

Ralph P, per gli amici Raffaele Buonomo, non si aspettava di ritrovarsi a 27 anni ad essere considerato attore, rapper e anche compositore. Le sue umili origini, le esperienze vissute e la realtà che lo circonda sono servite da stimolo alla sua formazione artistica e personale. Nel 2008 pubblica i primi beat e la prima esperienza teatrale arriva nel 2012. Ma è con l’audizione de “Il Sindaco del Rione Sanità” che tutto cambia. Ralph P ci ha raccontato proprio di quella fortunata audizione alla quale presentò alcune canzoni tra cui “Nient’ e nuov”, brano di apertura dello spettacolo teatrale in tournèe.

 

“Mi presentai al provino con questo brano, Mario Martone pensava che io fossi un attore. Non che non lo sia, ma non ho mai preteso di esserlo più di quanto volessi essere musicista. Mario ascoltò il brano e dopo sei mesi a seguito di una telefonata andai al Nest pensando di dover cantare, ma non sapevo né dove né come né quando. È capitato tutto un po’ all’improvviso. Mario mi disse:”potresti essere o’ palummiello” dopodichè, ho continuato a portare nuove proposte musicali che sono entrate a far parte dello spettacolo e del film.”

 

Il fortunato ruolo di Palummiello, non solo lo consolida come attore, ma gli permette di far conoscere la sua musica. La tracklist del film infatti presenta 6 tracce, tra le quali spicca la sopracitata “Nient’ è nuov” e la pluricandidata “Rione Sanità”, la quale racconta la storia di Antonio Barracano (interpretato da Francesco di Leva).

Emozioni, riflessioni e aspirazioni per il futuro sono stati i temi di un’intervista telefonica, nella quale Raffaele si rivela e racconta il suo rapporto con successo che sta conquistando con la sua dedizione.

 

Ralph P, sei stato candidato ai Nastri d’Argento 2020 nella categoria Miglior Canzone Originale per il brano “Rione Sanità”. Quali sono le tue emozioni a riguardo?

È un emozione indescrivibile. Anche se avevo già provato una fortissina emozione ai David di Donatello, i Nastri d’Argento è un concorso con una lunga storia. L’emozione è quindi tantissima, è inutile dirlo. Sono alla mia prima esperienza cinematografica sia come compositore che come attore in un’opera così importante. Ti lascio immaginare quanto sia importante per me partire con questi presupposti.

Nella tua categoria sono presenti nomi importanti, Baglioni, Diodato, il feat. Gnut e Nelson, Brunori Sas e anche Liberato. Cosa ne pensi di questa sfida partenopea accanto ad altri nomi importanti?

Ti dico, sono un rapper ma non ho mai fatto battle di freestyle, non amo le sfide. Però è una cosa bellissima. Non mi sono trovato qui per caso, ho studiato, ho lavorato, ho faticato tanto e ora è arrivato il momento di prendermi un po’ di soddisfazioni. Fino a ieri ero io a seguire Liberato perché è sicuramente un personaggio più noto di me. Mi fa tantissimo piacere pensare che artisti del calibro di Baglioni e degli altri in gara che stimo molto, possano in un certo senso notarmi e informarsi su di me. Non parlo in termini di presunzione, sono una persona umilissima, però questa cosa mi riempie di gioia

 

Hai iniziato nel settore professionale da poco. Sei partito da un’audizione e ti sei ritrovato al cinema  con delle candidature così importanti. Te lo saresti mai aspettato?

Non ho mai corso più di tanto dietro al successo perchè sapevo che prima o poi mi sarei preso qualche soddisfazione. Mi sento una persona reale e penso che quello che è vero, prima o poi viene fuori. Nel mio disco ad un certo punto dico: “E sacrific pav’n, spec chill e tant ann” (letteralmente:”i sacrifici pagano, specialmente quelli portati avanti negli anni”). Seriamente penso che se uno ci mette veramente l’anima, crede in quello che fa e lo fa con criterio, prima o poi i risultati arrivano e tutto si può avverare. Per questo motivo il mio disco si chiama “S po avverà”.

 

Quindi mettere al centro l’esperienza personale e portare se stessi in ogni esperienza.

Esattamente. Penso che se costruisci un personaggio, a meno che non lo costruisca con un team di persone alle tue spalle, prima o poi questo personaggio cadrà. Essere se stessi è molto più semplice che recitare un ruolo quotidianamente.

 

L’esperienza che stai vivendo ha un grande carico e ti sta portando grande fortuna. Qual è l’insegnamento maggiore che ne stai traendo?

L’insegnamento maggiore è rendersi conto che se hai passione, l’arte non è un qualcosa da sottovalutare ma quotidinamente va approfondita. Non è che uno si sveglia la mattina e decide di essere musicista o attore. Mi porto con me l’apprendere sempre di più e non pensare che dei traguardi o qualcosa che gli somiglia tanto possano fermare lo stimolo di creare o la voglia di imparare di più.

 

Puoi dire che ti sarà d’aiuto per il futuro.

Diciamo che questo è un punto di partenza per il futuro, è un inizio. C’è stato un Ralph P fino ad oggi e da oggi ne esisterà un altro grazie soprattutto a quest’esperienza.

 

Parlavamo prima del tuo album. Chi sarà il Ralph P che andrai ad esprimere?

L’album è pronto da cinque, sei mesi e dovrebbe uscire a breve ma è stato posticipato per la questione Covid. La sua realizzazione me la porto dietro da un po’ di anni. Avrei potuto creare un disco in uno o due mesi, mettendo in piedi qualcosa con temi e vocaboli molto più attuali. Mentre in realtà porto me stesso e gli anni di musica che mi porto sulle spalle. Ho iniziato da giovanissimo, avevo dodici anni. Ho studiato le congas, le percussioni. Cambiando, sono diventato ciò che sono oggi, ma nasco percussionista e ciò si evince dal disco e voglio che non si dimentichi.

 

Quali sono le influenze maggiori all’interno dell’album?

Guarda questa è una domanda a cui non si può dare una risposta specifica, perchè puoi trovare un brano tendenzialmente trap, ma anche altro. Ad esempio c’è un brano, da cui deriva il titolo dell’album, che ho suonato con dei ragazzini che prendono lezioni di tammorra e percussioni in un centro creativo territoriale di Scampia. Il pezzo è una tammurriata, sulla quale ci reppo. Ma puoi trovare anche un pezzo tendenzialmente reggae, per esempio. Sono un musicista che si esprime con quello che mi passa per la testa, ecco.

 

Porti la tua sperimentazione e il tuo percorso e vuoi farlo a pieno dato che ora ti stanno conoscendo.

È chiaro. Per questo uno cerca di affrontare un argomento piuttosto che un altro in base alle conoscenze che ha, è un po’ la stessa cosa. Se devo decidere chi presentare al grande pubblico, io presento quello che mi fa stare più a mio agio: un percussionista che si esprime attraverso il rap e cerca di raccontarti le storie in un certo modo.

 

Quindi l’album come si chiamerà?

“S po avverà”: è un po’ una speranza. Sono un ragazzo della periferia nord,  non sono figlio di nessuno, mio padre fa le pizze e anch’io l’ho fatto per mantenermi finchè non potevo farlo con la musica. È un messaggio di speranza nei confronti di chi vuole crederci. Sento dire che c’è bisogno di raccomandazioni, della “vuttata”. È vero, è una triste realtà, ma bisogna anche crederci, prima o poi qualcosa accadrà. Nino d’Angelo disse: “io sono quello che tra chi non ce la doveva fare, ce l’ha fatta”, ovvero ero destinato a fallire, ma ce l’ho fatta. Io non ce l’ho fatta ancora, ma arrivare da soli a queste soddisfazioni è tanta roba, poi quello che viene, è tutto in più.

 

 

 

Roberta Fusco