La musica come antidoto e cura: “Darwin”, il rock progressivo del Banco del Mutuo Soccorso

DifferenteMente ha deciso di dare il proprio contributo in questo momento di difficoltà per il tutto il Paese, oltre ad avere avviato una rubrica sulla propria pagina social FB, dove si consigliano libri per passare il tempo di quarantena in modo più interessante e costruttivo, la nostra direttrice ha proposto anche una serie di articoli per riproporre la musica degli anni passati e, perché no, dei  giorni nostri.

Si parte con una recensione dell’album “Darwin”.

Nel panorama rock progressivo degli anni 70 non si può dimenticare il BANCO del MUTUO SOCCORSO.

Il gruppo nacque nel 1968 grazie al diciasettenne Vittorio Nocenzi (tastierista) e con lui presero parte al progetto altri musicisti come Gianni Innocenzi, Gianfranco Coletta, Fabrizio Falco e Mario Achilli.

La formazione, così composta, non ebbe molto successo. Quando nel 1971 entra nella band la voce di Francesco Di Giacomo, dando vita, così alla formazione definitiva e da qui iniziano i primi successi.

Nel 1972 arrivò il primo riconoscimento: il BANCO si classificò primo al Festival di musica d’avanguardia e di nuove tendenze, tenutosi a Roma.

L’album che vi voglio invitare ad ascoltare, che ha reso famoso il gruppo è “Darwin” (1972) una grande opera rock che come tema conduttore ha la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.

In questo periodo di contagio e di evoluzioni quest’album è quanto mai attuale.

Per chi non lo avesse mai ascoltato l’invito è quello di soffermarsi sulle sonorità avvolgenti, a volte barocche e con molti richiami etnici. Il merito del successo, è doveroso dirlo, va oltre che, al sapiente uso della tastiera di Innocenzi, anche alla voce di Gegè Di Giacomo, con le sue sonorità tenorili e avvolgenti.

Il consiglio è di ascoltarlo tutto d’un fiato, i brani si legano tra di loro in un continuo di emozioni. Parte dall’evoluzione dell’uomo, dalla posizione eretta, passando per l’amore e finendo all’invenzione della ruota simbolo dell’industrializzazione con l’ultimo brano “ed ora io domando tempo al tempo ed egli mi risponde… non ne ho!” Giusto messaggio finale di un evoluzione che forse ci ha schiacciati.

Meccanismo fatto di croci

Coi tuoi fantocci attaccati

Che pendono dai tuoi raggi

E girano coi tuoi ingranaggi

Va…

L’evoluzione dell’uomo non finirà mai, chi sopravviverà ai contagi diventerà il continuatore della vita.

 

Giuseppe Panza