Napoli, presentato il disco “I Thàlassa mas” di Alberto Neve e Francesco Mascio

“I Thàlassa mas” è un nome che ti fa subito immergere nel mare e ti mostra le sue coste ricche di storie antiche e nuove.

Si tratta del titolo dell’album coprodotto recentemente da Manitù Records e Concertone che vede protagonisti due eccellenze musicali: il sassofonista Aberto la Neve e il chitarrista Francesco Mascio.

Il titolo è significativo, evocativo e intrigante. Il Mediterraneo, quel mare caldo che fin dall’antichità è stato un punto d’incontro di civiltà, da quella greco-romana a quella turca, da quella araba a quelle balcaniche, diventa il centro di fusione di suoni, melodie, ritmi, canti.

Il mare, fil rouge del progetto, è così un luogo di ispirazione e le sue tracce, onde, profumi, suono della risacca, echeggiamenti, narrazioni, convergono verso la voce del sax soprano e le corde della chitarra classica o elettrica, conducendo in una magica dimensione onirica e suggestiva.

Le note accarezzano l’anima allo stesso mondo in cui le onde lambiscono le coste e trascinano le barche. Ci si tuffa e ci si lascia trasportare dalle correnti musicali che si uniscono in un abbraccio interculturale e senza confini, dove si parla un universale e pacifico linguaggio musicale.

Il susseguirsi delle nove tracce è, dunque, un viaggio che fonde non solo le diverse sonorità mediterranee, ma anche l’antico e il nuovo, in una avvolgente e colorata tessitura narrante. Nascono così melodie “marine” uniche che, senza abbandonare echeggiamenti ancestrali e tradizionali, tra world music e ethno jazz, si aprono anche a interessanti sperimentazioni con rielaborazioni avveniristiche.

Bent El Rhia apre l’album. Il brano subito cattura trasportando in una atmosfera non solo molto raffinata, ma anche ricca di suggestioni. Il sax di La Neve s’intreccia con le corde di Mascio e insieme tessono narrazioni melodiche in un cocktail di sonorità mediterranee con uno sguardo volto al futuro.

Il brano successivo porta il nome dell’album, I thàlassa Mas. Presenta un ritmo condotto dalla chitarra su cui il suono caldo dello strumento a fiato fluisce tra freschi fraseggi e svolazzanti vibrazioni. Lo scorrere dei suoni che elaborano il tema in alcuni momenti presenta qualche risvolto rock con segmenti che richiamano al mondo arabo.

Spagnoleggiante si presenta Cano con virtuosismi crescenti che introducono un canto toccante con un alternanza di voci che, in un arabo sussurrato e di grande impatto, si uniscono ai suoni intramezzanti, arricchiti anche dalla Kora africana di Jali Babou Saho.

In Soul In September il sax fa il suo ingresso in modo quasi danzante e poi si espande in modo sinuoso e sensuale tra corde e percussioni verso la ricerca di suoni in uno sconfinato viaggio musicale arricchito da svariati effetti. Sognando Un’Altra Vita è la traccia successiva: sembra scandire il tempo che passa e si svolge in modo gradevole originando il tema che, coerentemente col titolo, crea suggestioni oniriche soprattutto quando subentra la voce di Esharif Ali Mhagag che sembra provenire da lontano per poi imporsi e diffondersi come uno strumento tra svariate improvvisazioni, mentre giungono anche le voci della natura e la risacca si mescola al vento rendendo il tutto molto suggestivo con la sensazione di sentire profumi e cogliere belle sensazioni. Vento da est cambia l’atmosfera. Su un costante ritmo vivace e saltellante, quasi un invito alla danza, i fraseggi del sax e le svisate della chitarra elaborano un tema brioso che si apre alla creatività e a immagini. Con Holy Woods e si torna al soft e un jazz raffinato e vellutato fa la sua comparsa. L’atmosfera soft prosegue con Neglia e Luna, dove il canto espressivo e in vernacolo di Fabiana Dota contribuisce a creare suggestioni in una sorta di struggente messaggio d’amore. Portrait d’Italiae, che conclude la sequenza dei brani, presenta una melodia che come un deja vù rimanda alla tradizione in una sorta di romantica storia come trovarsi tra i fotogrammi di un film.

Bella ed eloquente si presenta la cover dell’album realizzata da Tonino Ospedale: l’illustrazione di una sirena in procinto di suonare strumenti a fiato, circondata dal mare e da preziosi vasellami dell’antica Grecia.

Si tratta, dunque di un lavoro molto pregiato e di grande spessore culturale. Il talento, la creatività, il virtuosismo e la spiritualità lo caratterizzano. È disponibile sia in copia fisica che sulle piattaforme digitali.

 

Daniela Vellani