Piacenza, applausi a scena aperta per Maria Amelia Monti e “La lavatrice del cuore”

foto G. Clausino

L’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, questa sera era stracolmo, tantissime persone, anche  in piedi, tutte giunte per vedere ed ascoltare Maria Amelia Monti, che, con il suo spettacolo “La lavatrice del cuore” (dedicato all’esperienza della maternità adottiva) ha portato un messaggio carico di emozioni e di sentimenti.

Lo spettacolo ha aperto la rassegna “Oltre Pulcheria”. Ad accompagnare la Monti, sul palco, il musicista Federico Odling.

L’attrice milanese ha regalato, al pubblico, momenti di intensità unica durante la lettura del “travaglio burocratico” che lei stessa assieme al compagno (poi diventato marito) ha vissuto per l’adozione del suo terzo figlio.  Ancora più commovente la lettura di emozioni e stati d’animo, tratti da storie vere, di genitori e figli che hanno vissuto l’esperienza dell’adozione. I figli di pancia e i figli di cuore non sono diversi,  la maternità comunque sia stata vissuta, biologica o adottiva, non cambia il senso di questo legame. “Ma tu non lo sai che quando noi donne diventiamo mamme, in qualsiasi modo lo diventiamo, riceviamo in dono una lavatrice del cuore”? Si potrebbe racchiudere in questa “magica soluzione” che una delle mamme ha raccontato nella sua lettera, tutto l’amore che si riesce a dare ad un figlio, l’ispirazione di una metafora per spiegare ad una figlia che non deve avere paura di confessare il proprio dolore alla madre, di poter contare su di lei sempre e sulla sua potente magia nel mettere a posto le cose.

Applausi a scena aperta per Maria Amelia Monti e per il violoncellista Odling, ottimo connubio tra lettura e musica.

A fine spettacolo la Monti ha ricevuto, da Paola Pedrazzini (che cura la direzione artistica del Premio), il premio “Oltre Pulcheria”.

A concludere la prima giornata della rassegna,  è stato Daniele Novara, psicopedagogista, che ha parlato di ‘Mamme, educare con coraggio’. Anche a lui è stato consegnato il premio “Oltre Pulcheria”.

Giustina Clausino