Caserta, la provincia e le sue bellezze “dimenticate”

Appena attutito il colpo d’essere ultima tra le 110 province italiane, come risultato dall’indagine Sole 24 Ore a fine anno scorso, Caserta e la sua provincia si trova ancora pungolata nell’orgoglio da uno scritto sulla guida Sud e Isole, edita da Feltrinelli.

Di una provincia vasta, che si estende dagli Appennini, con il massiccio e omonimo Parco Nazionale del Matese al mar Tirreno, dal confine con la provincia di Napoli fino al Lazio e al Molise, con il Parco Regionale di Roccamonfina, passando per i bellissimi borghi di Alife, Sessa Aurunca, Teano, ricchi di storia e ritrovamenti archeologici, l’autore non ha saputo descrivere altro che i “sobborghi poco interessanti” al confine con l’area metropolitana di Napoli “dominati dalla camorra, da attraversare senza fermarsi fino a raggiungere Caserta.” La zona descritta non è per nulla appetibile, ripetutamente ne viene denunciata l’incuria e il degrado alle amministrazioni che negli anni si sono succedute. Anche il capoluogo non ha una sorte migliore, infatti l’arguzia dell’autore non si ferma qui e scrive poche righe secondo cui la città null’altro avrebbe di interessante che la Reggia di Caserta, un edificio “monotono ricco di statue e arredi stile impero.” Supponendo che chi scrive guide abbia visitato i posti che descrive, se possibile non solo affacciandosi dal finestrino del treno, da dove ben si vedono i sobborghi descritti, simili in verità a tante periferie delle metropoli italiane, si spera anche abbia qualche rudimento storico-artistico, che se così fosse stato, avrebbe fatto menzione di almeno altre quattro cosette non propriamente monotone presenti a Caserta e sui territori dei paesi immediatamente confinanti. Bellezze artistiche spesso non gestite al meglio, proprio per la scarsità dei fondi destinati ai Beni Culturali che, anche per la l’abbondanza di siti meritevoli, si ha difficoltà a destinarli, ma di certo non si può affermare che non vi siano cose interessanti da visitare.

Dai primi cittadini coinvolti all’intera cittadinanza sono partite lettere e proteste indignate della poca giustizia resa da quel “trafiletto”, che rende un servizio davvero scadente anche agli incauti viaggiatori che vi si dovessero affidare, i quali perderebbero l’unicità di un borgo medievale autentico, quale quello di Casertavecchia, a dieci minuti d’auto dalla città (ma non visibile dal treno), stessa distanza per il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, punto panoramico eccezionale, sito riconosciuto dall’UNESCO e testimonianza di un esperimento di utopia industriale che anticipa di decenni movimenti più ispirati. Altra testimonianza del passaggio dei Borbone a venti minuti da Caserta, in località San Tammaro, appena visibile passando con l’alta velocità, la Reggia di Carditello, saccheggiata e abbandonata per decenni, da pochi anni restituita alla comunità. Non mancano siti archeologici di grande importanza, nella confinante Santa Maria Capua Vetere l’Anfiteatro Campano, di poco inferiore per grandezza al Colosseo, sede della scuola gladiatoria di Spartaco e integrato con la visita al Museo dell’Antica Capua, ricchissimo dei resti della civiltà Etrusca fondatrice della città di Capua. A breve distanza la basilica Paleocristiana di Sant’Angelo in Formis, la porta federiciana di accesso alla città di Capua e il Museo Campano.

Tutto ciò è stranamente sfuggito agli autori della guida Feltrinelli che, sommersa dalle varie polemiche, timidamente e senza neanche scusarsi, se non altro per la propria ignoranza, risponde alle lettere indignate che ciò che viene pubblicato su queste presunte guide sono i punti di vista dei viaggiatori, secondo le proprie esperienze soggettive e che non rappresentano il punto di vista dell’editore. Quel che ci sfugge, laddove un punto di vista è decisamente così sfocato, è la funzione dell’editore.

Lucia Dello Iacovo