Napoli, al Museo del Sottosuolo, ‘O munaciell racconta la sua storia

foto Giuseppe Panza

Interessante e suggestivo il percorso ideato da Tappeto Volante, nelle viscere di Napoli, con un personaggio noto ai napoletani con il nome di ‘O munaciell. Una figura leggendaria che ha portato il pubblico nei meandri del Museo del Sottosuolo.
Matilde Serao racconta, nel suo libro “Leggende napoletane”,  di un figlio deforme, nato dalla relazione tra una giovane della borghesia napoletana e un ragazzo di modeste origini. La creatura, frutto di questo amore impossibile fu ospitata in un convento, ma la sua natura “diversa” lo relegò a portatore di malasorte e quindi a lui venivano attribuite le varie tragedie, piccole o grandi che fossero, e da qui la sua sete di vendetta. Si credeva che avesse la capacità di essere benevolo o malevolo a seconda di come le persone si ponevano nei suoi confronti.

Ciro Cozzolino (socio della Tappeto Volante),  nelle vesti d’ ‘o munaciell, ha guidato gli spettatori nella storia del luogo:  le cisterne dell’acquedotto della Bolla, di epoca greca, diventate poi rifugio nell’epoca della seconda guerra mondiale, dove tantissime persone trovarono la salvezza. Oggi, quelle cisterne sono  diventate il Museo del Sottosuolo, un luogo dal fascino suggestivo, a tratti inquietante, dove si è rivissuto un intero percorso fatto di storia, immagini, racconti e  frammenti di vita, che hanno lasciato sicuramente il segno in chi ha ascoltato, percependo la netta sensazione che alcuni luoghi siano scrigni preziosi da curare, tenere cari e da proteggere.

Giustina Clausino

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