Caserta, al Civico 14, “L’uomo nel diluvio”, lo specchio di una società instabile

Il Teatro Civico14 lo scorso fine settimana ha portato in scena “L’uomo nel diluvio”, spettacolo ideato, scritto e diretto da Simone Amendola e Valerio Malorni, vincitore In-Box – Rete di sostegno del teatro emergente italiano, segnalato come Spettacolo dell’Anno al Premio Rete Critica e Finalista Premio Scenario.

La scena si presenta con pochi elementi: una vasca in cartone tenuta da due corde primeggia al centro, in sottofondo lo scroscio d’acqua e l’orologio mostrato fra le mani dell’attore, Valerio Malorni, è un inizio che per diversi minuti non ha bisogno di parole per trasmettere l’inquietudine e avviare il monologo.

Un parallelismo tra un attore in cerca della stabilità per sé, per la sua bambina, per la sua donna: un quarantenne qualunque, o giù di li, e Noè, il patriarca. Il fiume di parole che segue il silenzio descrive bene il diluvio da cui ci si vuole salvare, quello sociale, esistenziale, emotivo… e chi, cosa, come ci si può salvare da tutto questo? Con “Manuale di sopravvivenza per italiani in fuga. Tutti a Berlino!”, i mille stereotipi sulla città e le sue reali occasioni fra le mani e una vasca, in cui riflettere sul se e come costruire l’arca e andare via, perché andare, come andare, cosa cercare. Un monologo con se stesso, con la società, con il pubblico in sala. Non manca l’ironia, in qualche arguto passaggio agli ideali politici, che alleggerisce un tema che si addentra fra i pensieri di tutti; un’ironia dal retrogusto amaro, che apre a diverse strade, che non offre soluzioni ma fa molte domande. Perché non parti? È troppo presto, troppo tardi? L’uomo moderno non ha la fede a cui aggrapparsi, non ha alibi, questo ateismo gli addossa le responsabilità dei fallimenti, pur dandogli il pieno merito dei successi; questa responsabilità spesso blocca nel terrore di scelte sbagliate. Riflessioni ad alta voce nella ricerca della propria “Domenica”, disperatamente; di un momento di riposo, di felicità. E partire offre almeno una speranza, nella durezza dell’esilio, di un cambiamento forte, dove si lasciano mille cose certe e nella ricerca del “mito”, della nuova città, si scoprono altre mille cose di cui nessuno ti aveva detto, in nessun manuale.

Ancora una volta questo piccolo teatro riesce a portare a Caserta una proposta di altissima qualità nel teatro emergente. Nella giornata di domenica, alle 17,00,  inoltre vi è stata l’occasione di incontrare gli stessi autori e attori dello spettacolo, Valerio Malorni, Simone Amendola e Alessandro Toppi, in un momento di approfondimento “dietro le quinte” a cui un pubblico di appassionati è intervenuto numeroso.

Il monologo si segue con il fiato sospeso anche nelle brevi pause, anch’esse tensive, in una domanda esistenziale che non trova riposo, in cui anche il raggiungimento della felicità è conscio della sua caducità, perfetto specchio dell’instabilità in cui, nostro malgrado, la nostra società si ritrova a vivere.

Lucia Dello Iacovo